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Cuba non avrà esitazioni nella difesa della sua indipendenza

Relazione di Cuba sulla Risoluzione 58/7 dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite “Necessità di mettere fine al blocco economico, commerciale e finanziario imposto dagli Stati Uniti d’America contro Cuba.
La Habana 30 settembre 2004

INTRODUZIONE
L’accumulo di oltre quarant’anni di sofferenza per il popolo cubano, per la sua decisione sovrana di resistere al blocco che gli è stato imposto, preservando la sua indipendenza, e senza rinunciare al suo diritto di costruire un modello di sviluppo proprio, è un tema che l’Amministrazione del Presidente George W. Bush tratta con assoluto disprezzo.
Viene continuamente disattesa la condanna, che oggi è praticamente unanime, espressa da 12 anni dall’Assemblea Generale dell’ONU a quell’ingranaggio genocida che eufemisticamente le autorità nordamericane chiamano “embargo”.
Il Governo del Presidente George W. Bush non presta attenzione neanche ai problemi che la sua politica verso Cuba genera in ampi settori della società nordamericana che, con sempre maggiore determinazione, ne esigono il cambiamento. Tale politica non solo pretende di soffocare il popolo cubano e di ledere le sue relazioni con paesi terzi, ma anche proibisce e restringe libertà fondamentali per il popolo statunitense, comprese alcune di livello costituzionale.
Il periodo preso in esame da questa relazione (secondo semestre dell’anno 2003 e primo semestre dell’anno 2004), passerà alla storia come uno di quelli di maggiore virulenza nel colossale crimine che porta il nome di “Blocco”.
Le nuove misure elaborate durante questo periodo dal Governo nordamericano, si aggiungono all’impalcatura di leggi e regolamenti che hanno formato il blocco contro Cuba per più di quarant’anni ed evidenziano il loro sconforto dopo il fallimento dei loro tentativi di isolarla e di prendere il popolo cubano per fame e malattie. Hanno l’obiettivo di realizzare il progetto di dominare la nazione cubana, che ha guidato per più di un secolo le azioni dei settori dell’ultradestra nordamericana.

Tali misure mirano, inoltre, a soddisfare l’odio e la sete di vendetta di un gruppo minoritario ed estremista di origine cubana che non esita a ricorrere a pratiche terroristiche contro il popolo dell’Isola. Con questo gruppo il Presidente George W. Bush mantiene un debito di gratitudine per la sua partecipazione diretta nell’organizzazione e nell’attuazione della frode nelle elezioni dell’anno 2000 nello Stato della Florida.
Tra i fatti più rilevanti che segnano il periodo compreso in questa relazione si trovano:
Il 30 settembre 2003, l’Ufficio di Controllo dei Depositi Stranieri (OFAC) del Dipartimento del Tesoro degli Stati Uniti ha emesso un regolamento per proibire la pubblicazione di articoli scientifici provenienti dai paesi soggetti a un regime di sanzioni da parte del Governo degli Stati Uniti, tra i quali si trova Cuba. Lo ha fatto con il pretesto che il procedimento per la stampa, e cioè, “la revisione, la modifica e la pubblicazione” si tradurrebbe in un “servizio” che aggiungerebbe valore agli articoli in questione, il che violerebbe la Legge di Commercio con il Nemico. Dopo forti pressioni della comunità scientifica e accademica statunitense, la misura è stata sospesa il 5 aprile 2004.
Il 10 ottobre 2003, il Presidente George W. Bush ha annunciato, dalla Casa Bianca, la creazione della cosiddetta “Commissione di Aiuto a una Cuba Libera” e l’aumento dei controlli e una maggiore vigilanza per l’applicazione dei divieti di viaggi a Cuba.
Il 9 febbraio 2004, il Segretario del Tesoro nordamericano, John Snow, in una nuova misura di carattere extraterritoriale, ha annunciato nella città di Miami il blocco immediato tramite l’OFAC dei beni sotto la giurisdizione statunitense di dieci imprese di “proprietà del Governo cubano o controllate dal Governo o da cittadini cubani” che si specializzavano nella promozione di viaggi a Cuba e nell’invio di regali. Ciò comprendeva imprese organizzate e localizzate in Argentina, Bahamas, Canada, Cile, Olanda e Regno Unito.
Quello stesso giorno, il suddetto funzionario ha realizzato un rapporto sul grado di applicazione della decisione del Presidente statunitense di incrementare i controlli sui viaggi a Cuba, dettagliando il numero di voli ispezionati, le multe imposte e i sequestri realizzati.
Il 26 febbraio 2004, il Presidente George W. Bush ha firmato il Proclama Presidenziale 7757 che limita l’uscita dal territorio degli Stati Uniti delle imbarcazioni che hanno intenzione di entrare a Cuba. I regolamenti per la sua entrata in vigore, emessi dal Servizio di Guardacoste l’8 luglio 2004, dichiarano apertamente che l’obiettivo perseguito è quello di “migliorare l’applicazione dell’embargo contro il Governo di Cuba”. Sono previste sanzioni fino a 25.000 dollari, o cinque anni di prigione, o entrambe le cose, e anche la confisca delle imbarcazioni dei trasgressori.
In questo periodo, il Governo nordamericano ha esercitato forti pressioni su istituzioni bancarie di paesi terzi per ostacolare e impedire le operazioni finanziarie cubane. Cuba utilizza quelle entrate in valuta per realizzare le sue operazioni di importazione di medicine, di alimenti e di altri beni di consumo e degli articoli necessari per il funzionamento della sua economia e dei servizi sociali di base.
Recentemente, il Governo degli Stati Uniti ha imposto una multa di 100 milioni di dollari all’ente bancario svizzero UBS (Unione Banche Svizzere), per aver realizzato transazioni finanziarie in dollari con determinati paesi, tra cui Cuba.
Il 6 maggio 2004, il Presidente George W. Bush ha approvato nella sua totalità la Relazione della cosiddetta “Commissione di Aiuto a una Cuba Libera” che comprende circa 450 raccomandazioni e proposte di nuove misure per abbattere la Rivoluzione Cubana e instaurare un regime fantoccio sotto il controllo totale degli Stati Uniti, che eserciterebbero il completo dominio sulla nazione cubana.
Infine, il 30 giugno 2004, sono entrati in vigore i regolamenti che inaspriscono le misure annunciate il 6 maggio, che costituiscono una violazione dell’indipendenza e della sovranità cubana, e un’ascesa senza precedenti delle violazioni massicce e flagranti dei diritti umani della popolazione cubana, dei cubani che risiedono negli Stati Uniti e degli stessi cittadini statunitensi.
Il blocco economico, finanziario e commerciale che dieci amministrazioni statunitensi hanno applicato e rafforzato contro Cuba, e che comprende oggi una complessa impalcatura di leggi e di regolamenti, fa parte di tutta una politica di ostilità e di aggressioni contro l’esistenza stessa della nazione cubana, intesa questa come un progetto di costruzione sovrano e indipendente dei cubani e per i cubani.
Il vorace appetito degli Stati Uniti per Cuba e per le sue risorse naturali e umane risale alla nascita stessa dell’Unione Americana, quando erano iniziati gli sforzi per annettersi Cuba attraverso le vie più varie che vanno dai falliti tentativi di acquisto, passando per l’incentivo e l’appoggio a forze annessioniste all’interno della colonia spagnola, fino all’intervento e all’occupazione militare diretta.
I governi nordamericani del secolo XIX non hanno mai riconosciuto la Repubblica di Cuba in Armi. Al contrario, hanno ostacolato e interrotto in varie occasioni i canali di invio dell’appoggio che il loro popolo e i cubani emigrati in quel paese procuravano alla causa redentrice del popolo cubano.
Dopo l’intervento militare nordamericano del 1898 che aveva strappato ai cubani il diritto guadagnato con la vittoria a essere liberi dopo 30 anni di aspre battaglie, a Cuba è nata una “repubblica” sottoposta a una umiliante tutela da un emendamento costituzionale, l’Emendamento Platt, che legittimava lo stato neocoloniale dell’Isola. Per più di mezzo secolo, le amministrazioni statunitensi hanno sottoposto il popolo cubano alla loro dominazione imperiale e allo sfruttamento del patrimonio nazionale con i loro monopoli, grazie alla complicità e alla sottomissione di successivi governi corrotti. Ugualmente, hanno imposto brutali dittature militari quando è stato necessario tacitare con il sangue le giuste rivendicazioni e il profondo sentimento antimperialista che si è consolidato nel popolo cubano.
Un’oligarchia creola dipendente e beneficiaria delle strutture di controllo neocoloniali del paese, ha dimostrato la sua incapacità di guidare e anche di accompagnare un progetto di genuino sviluppo nazionale.
Nel 1959, con il trionfo di una profonda rivoluzione sociale, i circoli imperialisti negli Stati Uniti, che avevano esercitato il controllo dell’Isola e che avevano rapidamente percepito l’esempio della Rivoluzione Cubana come una chiara sfida ai loro piani di dominazione egemonica, hanno deciso di utilizzare il loro potere, attraverso successive amministrazioni repubblicane e democratiche, per iniziare, sostenere e rendere più cruda con l’andar degli anni, una guerra non dichiarata, destinata a reimporre la loro dominazione alla nazione cubana, e se ciò non fosse possibile, semplicemente sterminarla nella sua ribellione.
La guerra contro Cuba nelle sfere economica, commerciale e finanziaria è incominciata ancor prima che il Governo rivoluzionario adottasse qualunque misura che avrebbe colpito le compagnie nordamericane che controllavano la vita economica del paese.
Così, con l’istigazione, con l’organizzazione e con il finanziamento di un’invasione mercenaria a Playa Girón (Baia dei Porci), con numerosi atti di terrorismo – compresi sabotaggi contro obiettivi economici e sociali, attentati per assassinare i principali dirigenti, attacchi armati contro popolazioni e contro famiglie indifese, fino ad azioni di aggressione batteriologica -, con campagne mediatiche di furiose menzogne contro la Rivoluzione Cubana, con l’incoraggiamento alla sovversione e il finanziamento della controrivoluzione all’esterno e all’interno dell’Isola e con il crudele stimolo all’emigrazione illegale, stava prendendo corpo la complessa e tenebrosa rete di misure, leggi e programmi che oggi costituiscono il blocco unilaterale degli Stati Uniti contro il popolo cubano.
Nel 1992 è stata approvata la Legge Torricelli che ha bruscamente tagliato il commercio di medicine e alimenti di Cuba con le filiali di compagnie statunitensi collocate fuori del territorio nordamericano, e ha stabilito severi impedimenti alla navigazione marittima da e verso Cuba, istituzionalizzando, con forza di legge, chiare disposizioni extraterritoriali.
L’applicazione della Legge Torricelli ha significato un duro colpo per il popolo cubano. È stata concepita con il cinico e criminale proposito di dare la stoccata finale e portare alla rovina l’economia nazionale che attraversava gravi difficoltà dopo la brusca rottura delle sue relazioni economiche, commerciali e di collaborazione con l’ex Unione Sovietica e con gli ex paesi socialisti dell’Europa Orientale. Dato che questa scommessa sul collasso della Rivoluzione Cubana si è trasformata in un nuovo fallimento della politica di ostilità anticubana dei governi degli Stati Uniti, si è deciso allora di intensificare la guerra economica, politica e diplomatica contro la nazione cubana a livelli senza precedenti nella storia della politica estera degli Stati Uniti.
Nel 1996 è stata adottata la Legge Helms-Burton che, tra le altre cose, perfeziona fino nel dettaglio i meccanismi di repressione di ogni minimo vincolo economico, commerciale e finanziario di imprese nordamericane con l’Isola; incrementa il numero e la portata delle disposizioni con effetto extraterritoriale con l’obiettivo di perseguire qualunque transazione o commercio che porti beneficio all’economia cubana; persegue e sanziona gli investitori stranieri a Cuba; autorizza il finanziamento di azioni ostili, sovversive e aggressive contro il popolo cubano, tra cui la guerra di disinformazione radioelettronica, perfezionando le trasmissioni delle impropriamente dette Tele e Radio “Martí”; imposta un programma diretto a distruggere il sistema costituzionale che il popolo cubano si è dato e a imporre un “cambiamento di regime” che garantisca la realizzazione degli obiettivi di dominazione della nazione cubana da parte dei circoli imperialisti degli Stati Uniti.
Da allora, si sono via via aggiunte, una dietro un’altra, in una lunga lista, nuove azioni e misure di ostilità e di aggressione, tentando di tappare qualunque foro o crepa che si scoprisse nell’assedio o nel muro di sanzioni creati per bloccare Cuba.
Secondo dati aggiornati al 2004 dall’Ufficio Nazionale di Statistiche della Repubblica di Cuba, il 69% della popolazione residente nel paese è nata dopo il 1959, e quindi circa sette cubani su dieci sono nati e vissuti sotto il regime di sanzioni unilaterali del blocco nordamericano.
La valutazione economica dei danni diretti sofferti dal popolo cubano per l’applicazione del blocco, effettuata dall’Istituto Nazionale di Ricerche Economiche, con la partecipazione di specialisti di diversi ministeri, imprese e altre istituzioni cubane, rivela che questi superano la cifra di 79.325,2 milioni di dollari.
Bisogna evidenziare che in questo calcolo si considerano solo i danni diretti causati alla nostra economia, e non la maggior parte dei danni economici indiretti che derivano da queste azioni (nota1).
Se il paese avesse potuto disporre di quelle risorse, queste avrebbero avuto un effetto moltiplicatore nell’elevare il livello di vita della sua popolazione.
Non è stato incluso, per esempio, il valore dei beni che si non si sono potuti produrre per le restrizioni, o le onerose condizioni che sono state imposte a Cuba per l’ottenimento di crediti per gli investimenti, per il commercio, bancari e internazionali. Se si fosse potuto avere accesso ai livelli e alle condizioni medie del finanziamento concesso ad altri paesi di simile livello di sviluppo economico nella regione, l’economia del paese mostrerebbe un grado molto superiore di sviluppo (nota 2).
Risulta inconcepibile che, in una congiuntura in cui la comunità internazionale unisce sforzi di cooperazione per raggiungere essenziali e improrogabili mete di sviluppo per tutti, il paese economicamente e militarmente più forte del mondo, per meschini interessi di politica interna e di dominazione mondiale, insista nel trafugare le scarse risorse che potrebbero rendere migliore il benessere e più rapido il progresso di un popolo che ha dimostrato in modo incontrovertibile, la sua volontà di condividere, senza condizionamenti, i suoi modesti risultati e i suoi successi con qualunque altro popolo del pianeta.
Cuba non rappresenta una minaccia o alcun pericolo per gli Stati Uniti. Il mondo, e ampi settori della società nordamericana, lo sanno perfettamente. Non sono molti neanche quelli che continuano a essere ingannati dal falso e fariseo pretesto di partecipare alla supposta difesa dei diritti umani per giustificare l’ostilità feroce contro il popolo cubano.
Come potrebbe pretendere di arrogarsi il titolo di difensore dei diritti umani del popolo cubano, il governo che è responsabile delle più atroci e premeditate aggressioni contro le politiche e contro i programmi diretti a promuovere lo sviluppo economico e sociale, il benessere, la sicurezza e il diritto alla vita dei cubani e delle cubane?
Come potrebbe portare avanti la “democrazia” in qualunque parte del mondo, il governo che fabbrica menzogne come pretesto per le sue “guerre preventive”, che in realtà sono guerre imperialiste per il controllo di risorse e di zone geografiche di elevata importanza strategica?
Chi potrebbe convincere del suo attaccamento allo “stato di diritto”, il governo che calpesta le norme basilari del diritto internazionale e disprezza gli accordi raggiunti in ambiti multilaterali così importanti e universali come l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite e l’Organizzazione Mondiale del Commercio, lo stesso che reclama la sua immunità di fronte alle disposizioni della Convenzione contro la Tortura e Altri Trattamenti o Pene Crudeli, Inumane o Degradanti, per assicurarsi l’impunità per le brutali e umilianti pratiche istruite dalle sue autorità per il trattamento dei prigionieri in Iraq o quelli che rimangono arbitrariamente detenuti nei campi di concentramento istituiti nel territorio illegalmente occupato dalla Base Navale statunitense nella baia cubana di Guantánamo?
Come potrebbe “partecipare” al progresso e al benessere del popolo cubano un governo che ha aggravato le disuguaglianze e le ingiustizie all’interno della società nordamericana, che ha appoggiato lo smantellamento dei programmi di azioni a favore di minoranze svantaggiate ed emarginate – come i suoi cittadini di origine latina e gli afroamericani – e che con le sue politiche sociali e fiscali a beneficio dei ricchi, ha incrementato il numero di nordamericani senza assicurazione medica a un ritmo di un nuovo milione ogni anno?
Risulterebbe impossibile per l’Amministrazione di Bush sostenere la sua politica di ostilità, blocco e aggressioni contro Cuba con una presunta necessità di promuovere e di proteggere i diritti umani nell’Isola. Il governo che più ha contribuito, in meno tempo, al danno e al discredito del sistema internazionale di promozione e di protezione dei diritti umani non ha né credibilità, né morale, né diritto per fare questo.
Il popolo di Cuba respinge il modello di organizzazione politica e sociale che cerca di ristabilire nell’Isola il Governo degli Stati Uniti per recuperare i suoi meccanismi di ingerenza e di dominazione, così come le formule neoliberiste che pretende di imporre alla riorganizzazione e alla conduzione della sua economia. I cubani e le cubane considerano che lo schema che gli propongono i circoli di potere della superpotenza non risolve i problemi, le necessità e gli interessi storici della nazione cubana, né risponde alle loro aspirazioni di continuare a costruire una società più giusta, democratica ed equa.
Secondo quanto disposto nell’inciso (c) dell’articolo II della Convenzione di Ginevra per la Prevenzione e la Sanzione del Delitto di Genocidio, del 9 dicembre 1948, il blocco imposto dal Governo nordamericano contro Cuba si qualifica come un atto di genocidio e, quindi, costituisce un reato di Diritto Internazionale.
La condanna a qualunque atto di genocidio e la necessità di mettergli fine, non permettono posizioni ambigue. Il popolo cubano non può avere niente a che fare con nessun tentativo di mediazione del livello di rifiuto al blocco brutale al quale è sottoposto.
Cuba confida che una schiacciante maggioranza di governi di tutto il mondo, come fanno i popoli e le persone degne e oneste delle più diverse latitudini, continui a riconoscere l’importanza vitale di opporsi al proseguimento di un’illegale politica di ostilità e di aggressioni unilaterali che intacca le fondamenta stesse del multilateralismo.
Benché il popolo cubano sappia perfettamente che la sua principale garanzia di esistenza e di sviluppo come nazione sovrana e indipendente, si basa sulla sua determinazione di unità, resistenza e vittoria di fronte a qualunque minaccia o aggressione, ringrazia sinceramente per l’appoggio e la solidarietà della comunità internazionale. Tale supporto, oltre a servire da chiaro stimolo etico, morale e di diritto, dimostra che la battaglia che oggi porta avanti ha un valore universale e serve all’obiettivo comune di raggiungere un mondo migliore che, oltre che possibile, risulta imprescindibile per la sopravvivenza dell’umanità.
A causa del valore che possiedono per la recrudescenza del blocco, questa relazione dedica un ampio capitolo alle nuove misure annunciate il 6 maggio e ai regolamenti per la sua attuazione, rese note lo scorso 16 giugno. Inoltre, raggruppa in altri sei capitoli, un insieme di esempi che provano in maniera irrefutabile che il blocco è un fantasma vivo che colpisce dolorosamente la quotidianità del popolo cubano.

1. – NUOVE MISURE CONTRO IL POPOLO E CONTRO L’ECONOMIA DI CUBA
Come se non fossero sufficienti le prove presentate dal Governo statunitense del suo disprezzo per il presente e per il futuro del popolo cubano, della sua mancanza di rispetto alla volontà della comunità internazionale e della sua beffa al legittimo interesse del popolo nordamericano di stabilire una relazione normale e ragionevole con Cuba, il 6 maggio 2004 sono state annunciate nuove misure, nella presentazione che il Presidente George W. Bush ha fatto della Relazione della cosiddetta “Commissione di Aiuto a una Cuba Libera”. Questa relazione è un piano del Governo degli Stati Uniti, diretto a privare Cuba della sua indipendenza e della sua sovranità mediante l’intensificazione dell’aggressione economica e politica con il proposito di raggiungere la destabilizzazione interna, di propiziare l’intervento diretto per distruggere la Rivoluzione e perpetuare la dominazione degli Stati Uniti sul popolo di Cuba.
La Relazione contiene nuove misure di sfacciata ingerenza e umilianti per il popolo di Cuba che incrudiscono in maniera notevole il blocco economico contro il paese e le violazioni dei diritti umani dei suoi abitanti, dei cubani residenti negli Stati Uniti e degli stessi cittadini statunitensi.
Con esse si incrementano le ingiuste e discriminatorie restrizioni imposte ai cubani residenti negli Stati Uniti, l’unico gruppo nazionale rispetto al quale il Governo di quel paese, in aperta violazione della sua Costituzione, si arroga la facoltà di decidere sulle relazioni che può mantenere con i suoi parenti e con il suo paese d’origine.
In sei capitoli e in più di 450 pagine questa Relazione, oltre a incrudire il corso aggressivo della politica contro Cuba, oltre a espandere il blocco e pretendere di applicare il “cambiamento di regime”, viola grossolanamente la sovranità cubana definendo come devono essere le sue strutture statale ed economica, il suo sistema politico, la sua organizzazione sociale e il suo ordinamento giuridico. Questa Relazione non potrebbe contenere più menzogne, rancore, frustrazioni e ingerenze nei temi interni di Cuba.

Più restrizioni ai viaggi per Cuba
Tra le nuove misure anticubane annunciate lo scorso 6 maggio e la cui attuazione l’Ufficio di Controllo dei Fondi Stranieri del Dipartimento del Tesoro degli Stati Uniti ha reso nota il 16 giugno, sono comprese varie azioni e disposizioni volte a rafforzare ancora di più le già rigide restrizioni dei viaggi a Cuba dei cittadini nordamericani e dei cubani residenti in territorio statunitense, accrescendo le limitazioni alle relazioni familiari, e ad erodere, ancora di più, importanti fonti di entrata per l’Isola, in particolare quelle legate alla sua principale industria: quella turistica.
L’Amministrazione di Bush ha deciso:
di continuare a ridurre la concessione di autorizzazioni per viaggi educativi e di scambio accademico a cittadini e a istituzioni nordamericane, limitandoli al livello universitario, al massimo a dieci settimane di soggiorno, e facendole dipendere unicamente dal fatto che i progetti accademici “appoggino direttamente gli obiettivi della politica statunitense” nei confronti di Cuba, in altre parole, l’abbattimento della Rivoluzione Cubana;
di eliminare la possibilità che i cittadini nordamericani viaggino come “invitati con le spese pagate” (fully hosted);
di ridurre le visite nell’Isola di cubani residenti negli Stati Uniti, da un viaggio annuale a uno ogni tre anni. Si è stabilita, in aggiunta, la necessità di un permesso specifico per ogni viaggio, invece della licenza generale che era in vigore fino all’applicazione delle nuove restrizioni. Ciò costituisce un attacco diretto alla riunificazione e alle relazioni delle famiglie cubane;
che i cubani appena arrivati negli Stati Uniti, potranno tornare a Cuba solo tre anni dopo essere emigrati;
che non siano permessi viaggi eccezionali anche se ci siano situazioni urgenti;
di limitare a 14 giorni il soggiorno di cubani residenti negli Stati Uniti nelle loro visite a Cuba;
di limitare il numero di cubani residenti negli Stati Uniti con diritto a visitare Cuba, a partire da una riduzione arbitraria delle categorie di parenti che sono accettate legalmente come membri di una famiglia cubana. Il Governo nordamericano ha decretato che i parenti che potranno essere visitati a Cuba saranno limitati a: “nonni, nipoti, genitori, fratelli, coniugi e figli”. Cioè, d’ora in poi, un cugino, una zia o un altro parente vicino, non saranno considerati idonei per essere visitati, indipendentemente dal livello di vicinanza affettiva ed emotiva che abbiano coi cubani che risiedono negli Stati Uniti;
di diminuire la quantità di denaro, da 164 a 50 dollari giornalieri, che i cubani residenti negli Stati Uniti potranno spendere durante le loro visite a Cuba. Si autorizzerà solo l’importo di 50 dollari per spese di trasporto interno nel paese durante i 14 giorni di soggiorno;
di eliminare la licenza che autorizzava a importare negli Stati Uniti un massimo di 100 dollari in merci cubane, solo per uso o consumo personale. È proibito ai viaggiatori provenienti da Cuba, far entrare, al loro ritorno negli Stati Uniti, qualunque articolo acquistato a Cuba, indipendentemente dal fatto che esso sia stato comprato o ricevuto in regalo;
di limitare a 44 libbre (19,8 kg) il peso del bagaglio permesso a un viaggiatore autorizzato a visitare Cuba, a meno che l’OFAC l’autorizzi espressamente a portare un peso maggiore;
di eliminare le licenze generali concesse per la partecipazione a competizioni di dilettanti e semiprofessionisti organizzate a Cuba con la promozione di una federazione internazionale sportiva. D’ora in avanti, l’OFAC autorizzerà tali attività solo con una licenza specifica e dopo avere preso in considerazione caso per caso. È stata eliminata anche la possibilità di partecipare a incontri e convegni specializzati, sia che riguardino gli sport sia altre attività;
di appoggiare, in paesi terzi che lavorano con il turismo a Cuba, azioni per disincentivare i viaggi nell’Isola dei loro cittadini.
Con le nuove restrizioni e proibizioni di viaggi ai cittadini nordamericani e ai cubani residenti negli Stati Uniti e contro la volontà maggioritaria del Congresso espressa in votazioni durante gli ultimi quattro anni, il Governo nordamericano lede, una volta di più, diritti umani basilari riconosciuti nella Carta Internazionale dei Diritti Umani, nella stessa Dichiarazione Universale dei Diritti Umani, e in entrambi i Patti Internazionali. È flagrante la violazione dell’Articolo 12 del Patto Internazionale dei Diritti Civili e Politici, per ciò che riguarda la libertà di viaggiare al quale si appellano le persone che vedono legalizzata la loro situazione in qualunque Stato, principio che era stato riaffermato dall’Assemblea Generale mediante la sua Risoluzione 57/227, intitolata “Rispetto del diritto alla libertà universale di viaggiare e importanza vitale della riunificazione delle famiglie”.
Per la suddetta risoluzione, il più rappresentativo organo principale delle Nazioni Unite ha esortato tutti gli Stati a garantire “la libertà universalmente riconosciuta di viaggiare a tutti i cittadini di altri paesi che risiedano legalmente nel loro territorio”, e ha riaffermato che “tutti i governi, e in particolare quelli dei paesi di accoglienza, devono riconoscere l’importanza vitale della riunificazione delle famiglie e promuovere la loro incorporazione nella legislazione nazionale, affinché venga protetta l’unità delle famiglie degli immigranti regolari”. (nota 3)
Nessun popolo, come quello cubano, è stato sottoposto a tanta discriminazione e manipolazione politica delle sue relazioni migratorie da successivi governi degli Stati Uniti. In virtù della criminale Ley de Ajuste Cubano (Legge di Aggiustamento Cubano) e di altre disposizioni governative, le autorità nordamericane sottomettono i vincoli migratori bilaterali ai loro interessi di destabilizzazione e discredito della Rivoluzione Cubana. Al cubano che riesca ad arrivare illegalmente nel territorio nordamericano – indipendentemente dal fatto che la Sezione di Interessi degli Stati Uniti a La Habana gli avesse negato il visto per emigrare, o che avesse commesso nel contesto della sua traversata irregolare verso gli Stati Uniti qualche delitto contro le persone o i beni – sarà accolto e gli verrà riconosciuta automaticamente la residenza legale in quel paese.
Le recenti misure adottate dall’Amministrazione di Bush che aggravano il trattamento discriminatorio alla comunità di emigrati cubani, dimostrano che il tanto decantato trattamento preferenziale che ricevono i cubani che emigrano illegalmente in quel paese, come quelli che beneficiano del limitato numero di quote disponibili per l’emigrazione legale e ordinata, non ha una motivazione umanitaria, ma è una manipolazione politica.
Oltre che contrarie al pieno esercizio dei diritti umani, le restrizioni e le proibizioni ai viaggi che l’amministrazione nordamericana rafforza con queste misure, sono illegali nel contesto delle stesse leggi statunitensi. La questione dei viaggi a Cuba non si limita all’ambito della giurisdizione amministrativa che un presidente statunitense possa variare a suo piacimento. Questo tema è rimasto soggetto alla legge in quel paese dall’anno 2000.
L’Amministrazione di Bush ha reso molto più ferrea l’applicazione del blocco a Cuba. Alla fine dello scorso anno, anche senatori e rappresentanti nordamericani hanno denunciato pubblicamente che l’Ufficio di Controllo di Depositi Stranieri (OFAC) impiegava cinque volte più agenti per perseguire e indagare le violazioni alle leggi del blocco contro Cuba rispetto a quelli che dedicava a scoprire le finanze di Al-Qaeda.
Tra 1990 e il 2003, l’OFAC ha iniziato solamente 93 indagini relative al terrorismo internazionale, mentre ha avviato 10.683 indagini per impedire che i nordamericani esercitino il loro diritto di recarsi a Cuba. Dopo le 93 indagini sul terrorismo, l’OFAC ha multato i colpevoli per un totale di 9.425 dollari. Invece, ha penalizzato per un totale di 8 milioni di dollari i cittadini nordamericani che avevano visitato l’Isola senza le licenze del Dipartimento del Tesoro.
In una relazione in data 9 febbraio 2004, che può essere consultata nella sua pagina web, l’OFAC si congratulava perché la sua Divisione di Sanzioni Civili aveva in quel momento una lista di 200 azioni relative a violazioni del blocco a Cuba e per il fatto che la maggior parte di esse si erano concluse con sanzioni monetarie. Inoltre, annunciava che tra il 10 ottobre e il 30 novembre 2003, erano state notificate 348 nuove azioni penali per attività di questa natura.
Sella stampa nordamericana si trovano comunemente notizie e articoli relativi a procedimenti legali ai quali sono stati sottoposti cittadini nordamericani per aver visitato Cuba. Nell’aprile 2004, per esempio, due pensionati dello Stato del Vermont, Wally e Barbara Smith, si sono visti obbligati a pagare una multa del valore di 55.000 dollari. L’OFAC li ha accusati di avere viaggiato a Cuba in quattro occasioni, di aver speso denaro nell’Isola, e di avere scritto un libro intitolato “Bicycling in Cuba”, edito nel 2002.
La paranoia della persecuzione ai suoi stessi cittadini non conosce limiti. Agli inizi di febbraio 2004, a Fred Burks e alla sua fidanzata l’OFAC ha notificato una multa di 7.590 dollari, per avere visitato l’Isola nel dicembre 1999. Fred Burks, che ha lavorato come interprete dei presidenti William Clinton e George W. Bush, ha contestato il pagamento di questa multa, e ora è in attesa di una nuova sanzione, probabilmente più grave.
Già nel marzo 2003, l’OFAC aveva annunciato che non avrebbe rinnovato le autorizzazioni per i viaggi di scambi educativi, cioè, i cosiddetti scambi “da popolo a popolo”. Come conseguenza evidente dell’applicazione di questa restrizione, da gennaio dell’anno in corso fino al mese di giugno, è andato a Cuba un 26% in meno di cittadini nordamericani, rispetto a quelli che avevano viaggiato nel 2003 durante lo stesso periodo. Nel mese di luglio, dopo le nuove misure approvate dal Presidente George W. Bush, la riduzione rispetto al luglio 2003 è stata del 52,4%.
È ben noto che da circa cinque anni, il turismo si è trasformato nella principale fonte di entrate dell’economia cubana, che lo sviluppo di questo settore ha dinamizzato il resto delle attività economiche del paese, e che una parte considerevole della popolazione cubana integra il suo sostentamento e riceve servizi sociali finanziati, in modo diretto o indiretto, dalla realizzazione di questa industria. È di dominio pubblico anche che l’attività turistica nell’ultimo decennio ha avuto una crescita media annuale del 10%, nonostante i deleteri effetti del blocco e della crisi economica mondiale (nota 4). Non è casuale il fatto che le nuove misure cerchino di sabotare e creare ostacoli addizionali a questo vitale settore dell’economia cubana.
Studi preliminari realizzati dal Ministero del Turismo di Cuba sull’impatto prevedibile delle restrizioni annunciate il 6 maggio, indicano che il numero di viaggiatori nordamericani nel paese si ridurrebbe considerevolmente. Secondo calcoli di quel Ministero, la contrazione delle entrate per tale motivo si posizionerebbe tra i 27 e i 38 milioni di dollari (nota 5).
Nel caso dei viaggiatori di origine cubana, ai quali le nuove misure limitano non solo la quantità di volte che possono visitare il loro paese (da una volta all’anno a una ogni tre anni), ma anche l’importo delle loro spese a Cuba, lo studio del Ministero del Turismo ha stimato che alla fine del 2004, il danno che avrebbe il paese ammonterebbe a 66 milioni di dollari.
Riassumendo, a causa delle illegali misure descritte, a partire dal 30 giugno 2004, per l’economia cubana cesseranno entrate tra 93 e 104 milioni di dollari nel campo del turismo, senza contare i danni che causeranno le azioni che le autorità nordamericane realizzano in paesi terzi per disincentivare il turismo verso Cuba, danni che per il momento non hanno potuto essere quantificati.

Più restrizioni alle rimesse familiari
Esiste un ampio consenso internazionale sull’importanza che per lo sviluppo, in particolare dei paesi del Sud, hanno le rimesse familiari dei loro emigrati, e circa la necessità che tutti gli Stati, tanto quelli che ricevono come quelli che inviano le rimesse, aumentino le facilitazioni e assicurino i procedimenti per la realizzazione delle operazioni necessarie in questo tipo di bonifici internazionali di denaro, tra i membri di una famiglia che vivono in paesi diversi (nota 6).
Appena tre anni fa, in un discorso intitolato “Le rimesse come strumento di sviluppo”, il presidente della Banca Interamericana di Sviluppo (BID), Enrique Iglesias, ha affermato:
“(…) Le rimesse sono un’espressione del vincolo tra le collettività di emigrati e le loro comunità d’origine, e sono un mezzo per lo sviluppo, poiché le stesse offrono un’importante fonte di risorse di capitale prevedibile, tanto per i governi come per le famiglie, per il loro impatto nel mantenimento dei livelli di benessere delle famiglie che li ricevono (…)”.
Un studio dell’aprile 2004 del BID, intitolato “Sending Money Home: Remittance To Latín América And The Caribbean”, analizzava l’importanza vitale che ha acquisito il flusso di rimesse provenienti dagli Stati Uniti per non poche economie della regione; e faceva conoscere le sue stime per ogni paese. La Repubblica Dominicana, per esempio, lo scorso anno ha ricevuto 2.217 milioni di dollari, El Salvador 2.316 milioni, il Guatemala 2.106 milioni, e la Giamaica 1.425 milioni.
Per ostacolare attraverso qualunque via la possibilità di sviluppo del popolo cubano, il Governo degli Stati Uniti si è arrogato anche la potestà di aggredire con queste nuove misure qualcosa di tanto naturale e sensibile come le rimesse e i vincoli familiari.
Le raccomandazioni della “Commissione di Aiuto a una Cuba Libera” del 6 maggio, ratificate il 16 giugno dalle disposizioni per la loro implementazione dall’OFAC, restringono sia lo spettro di emittenti delle rimesse, come quello dei destinatari. Qualunque cittadino nordamericano e cubano residente negli Stati Uniti, poteva inviare rimesse a Cuba. Ora potranno farlo solo il cittadino statunitense e i cubani residenti che abbiano parenti diretti nell’Isola, secondo la definizione arbitraria di famiglia cubana che ha fatto l’Amministrazione di Bush (nonni, nipoti, genitori, fratelli, coniugi e figli).
Da ciò deriva che i cittadini nordamericani rimangono privati del diritto di inviare denaro a cubani amici e che i cubani residenti negli Stati Uniti saranno gli unici emigrati ai quali sarà proibito inviare aiuti economici a una zia anziana, a un cugino, a un altro parente vicino o, semplicemente, a un amico.
Un’altra delle misure che colpirà l’invio delle rimesse e che rivela la mancanza di rispetto dell’Amministrazione di Bush per la dignità e i diritti politici del popolo cubano, è quella che proibisce ai cubani residenti negli Stati Uniti l’invio di rimesse in denaro e di pacchetti ai loro parenti, se questi sono “funzionari del Governo o membri del Partito Comunista”. Seguendo l’irrazionale logica di questa restrizione, si potrebbe presentare il caso di un’anziana di 70 anni che viva a Cuba, e che dovrebbe rinunciare ai suoi diritti politici per ricevere la rimessa che le invia un figlio emigrato negli Stati Uniti.
Nelle regolamentazioni dell’OFAC del 16 giugno si stabilisce che la quantità di denaro che un viaggiatore autorizzato potrà portare a Cuba viene ridotta da 3.000 dollari a 300 dollari. Fino a quella data, qualunque viaggiatore che visitasse legalmente Cuba, poteva portare con sé le rimesse per un numero di famiglie cubane fino a dieci. Non erano pochi gli emigrati che utilizzavano questa via.
È evidente che, anche se in teoria viene mantenuta la possibilità di continuare a inviare la stessa quantità di denaro attraverso istituzioni bancarie stabilite e che abbiano le dovute licenze del Dipartimento del Tesoro, tutte queste nuove misure volte a restringere il numero di mittenti e di riceventi e a controllare completamente le vie di invio, si ripercuoteranno direttamente sulla diminuzione degli importi delle rimesse che alla fine la popolazione cubana riceverà.
La crudeltà mostrata dalla limitazione delle rimesse familiari contrasta con la possibilità di inviare risorse illimitate, come esposto nella stessa Relazione, ai mercenari che agiscono a beneficio degli interessi del Governo nordamericano dentro Cuba, e ai loro parenti.
È stata aggiunta anche un’altra misura particolarmente obbrobriosa che ricorda le pratiche di “delazioni” promosse dalle orde hitleriane per incrementare l’efficacia delle loro retate di cattura e successiva repressione di ebrei e comunisti. L’Amministrazione di Bush ha deciso di pagare “ricompense” a chi identifichi trasgressori delle nuove disposizioni, e come se fosse poco, darà impulso a “operazioni segrete” delle sue agenzie federali, per neutralizzare e reprimere qualunque attività “che violi” le restrizioni.
Un numero crescente di cubani residenti negli Stati Uniti non condivide l’ostilità del Governo nordamericano contro Cuba, e vorrebbe sostenere relazioni fluide e normali con il suo paese d’origine e con i suoi parenti, senza essere limitato da minacce, delazioni e rimproveri.
Ugualmente, le nuove misure di restrizione di rimesse in denaro e di pacchetti sono contrarie all’opinione della maggioranza del legislativo (Congresso) nordamericano che ha approvato negli ultimi anni proposte per la loro eliminazione. Lo sorso 7 luglio, per esempio, la Camera dei Rappresentanti ha approvato, con 221-194 voti, un emendamento in questo senso presentato dal rappresentante Jeff Flake (R-AZ) alla Legge di Assegnazioni ai Dipartimenti di Commercio, Giustizia, Stato e il Ramo Giudiziale per l’anno fiscale 2005.

Più difficoltà extraterritoriali
Le autorità statunitensi utilizzano come pretesto per sostenere le loro politiche unilaterali di coercizione economica il fatto che ogni paese ha diritto a selezionare alle sue controparti commerciali. Tuttavia, nel caso del blocco a Cuba, risulta evidente che l’applicazione di questa politica oltrepassa abbondantemente il semplice rifiuto di un partner commerciale.
La politica di blocco contro Cuba è sommamente aggressiva e attiva nella parte che si riferisce al disincentivare e vessare gli investimenti stranieri, e qualunque altro tipo di vincoli commerciali e finanziari che il paese sviluppi con il resto del mondo. L’attuale Governo nordamericano ha approvato integralmente i suggerimenti della Relazione della cosiddetta “Commissione di Aiuto ad una Cuba Libera”, in ciò che si riferisce ad approfondire la consistenza e la portata extraterritoriale delle misure dirette ad asfissiare l’economia cubana.
Nel primo capitolo della Relazione dedicata alle misure per abbattere la Rivoluzione Cubana, si è raccomandato di “applicare con fermezza” le sanzioni contenute nel Titolo IV della Legge Helms-Burton che proibisce il conferimento di visti per entrare negli Stati Uniti a investitori stranieri a Cuba. Si è perfino deciso di destinare risorse addizionali e una maggior quantità di personale per fare applicare queste disposizioni di Legge.
Inoltre, la Relazione ha sollecito le autorità nordamericane a realizzare un studio rigoroso per valutare se l’applicazione del Titolo III della Legge Helms-Burton è contrario agli interessi nordamericani, o se la sua applicazione potrebbe accelerare la caduta della Rivoluzione Cubana. In pratica evoca la possibilità di celebrare processi in tribunali nordamericani contro imprenditori di paesi terzi che realizzino commerci con Cuba, cosa che, fino a ora e grazie alla pressione internazionale, era stata procrastinata.
Al riguardo, le nuove misure prevedono, inoltre, una verifica paese per paese, probabilmente per imporre modelli selettivi di punizione e dividere la comunità internazionale nel suo rifiuto all’applicazione delle misure extraterritoriali della Legge Helms-Burton.
Pochi giorni dopo l’annuncio delle nuove misure anticubane, il Dipartimento di Stato tornava a lubrificare i suoi meccanismi di minacce e ricatti contro gli investitori a Cuba.
Il 20 maggio scorso, il presidente della catena alberghiera giamaicana Super Club, ha ricevuto un’inquietante notifica del Dipartimento di Stato nordamericano. Nel documento gli veniva ricordato che uno dei suoi contratti di amministrazione alberghiera con Cuba contravveniva a quanto disposto nella Legge Helms-Burton, e che per quella ragione, a lui e alla sua famiglia poteva essere rifiutato il visto per gli Stati Uniti. Inoltre, gli veniva chiarito che all’entrata in vigore del titolo terzo di detta Legge, sarebbe potuto essere sensibilmente danneggiato, dato che in quel titolo si prevede di intraprendere procedimenti legali contro quegli investitori o uomini d’affari stranieri che “traffichino” con proprietà “confiscate” a Cuba dopo 1959 a nordamericani o a cubani nazionalizzati nordamericani.
In conseguenza, Super Club ha deciso di annullare il contratto di amministrazione, firmato pochi mesi prima con il Gruppo Alberghiero cubano Gaviota S. A., per la gestione dell’Hotel Las Dalias, ubicato in Playa Pesquero, in provincia di Holguín.
Benché le imprese cubane che operano nel mercato internazionale lo facciano con una chiara personalità giuridica e un registro legale che osserva rigorosamente i requisiti stabiliti dalla legislazione dei paesi dove hanno luogo e si sviluppano i suoi commerci, e malgrado questi commerci siano in tutti i casi attività assolutamente lecite e strettamente rispettose delle norme e delle pratiche stabilite internazionalmente, la Relazione della cosiddetta “Commissione per l’Aiuto a una Cuba Libera” insiste nel disturbare e snervare lo svolgimento delle stesse.
Al riguardo, raccomanda di “neutralizzare le imprese fittizie che sono in realtà proprietà del Governo cubano” e con questo fine, ha proposto di creare un Gruppo di Valutazione di Beni, dedicato a ricercare i nuovi modi in cui si introducono e si portano fuori valute da Cuba.
Perfino prima che si annunciassero le nuove misure anticubane, l’Amministrazione di Bush aveva fatto dei passi per infiacchire le relazioni del nostro paese con differenti istituzioni bancarie nel mondo e bloccare così le entrate che, con il turismo, con l’incasso di dollari delle vendite nei negozi in valuta, e con altri servizi, Cuba ottiene e deposita in banche straniere.
Per quella via il Governo nordamericano preme affinché le banche straniere non accettino di cambiare in altre monete i dollari nordamericani entrati a Cuba. Il procedimento di cambio e di trasferimento di valuta è imprescindibile per lo Stato cubano, perfino per portare a termine le sue importazioni di alimenti e di medicine, tenendo conto che il blocco impedisce agli stranieri che visitano Cuba l’uso di carte di credito o assegni di viaggio emessi da banche o da altri enti finanziari nordamericani che sono proprio quelli che controllano questo mercato. Gli invii di rimesse e i pagamenti dei visitatori stranieri nell’Isola devono essere realizzati usando, nella maggioranza dei casi, contanti.
Quei fondi, le cui origini sono assolutamente lecite, si usano direttamente, tra gli altri fini, per l’acquisto di combustibili e altri beni imprescindibili al funzionamento dell’economia nazionale, per migliorare progressivamente l’alimentazione del popolo e per continuare a garantire e perfezionare l’accesso di tutti i cubani a servizi di base di qualità nelle sfere dell’educazione, della salute e dell’assistenza e protezione sociale.

Altri appunti e valutazioni necessarie
Nella Relazione della “Commissione di Aiuto a una Cuba Libera” si raccomanda di destinare più di 59 milioni di dollari addizionali all’aumento delle campagne internazionali contro Cuba e al finanziamento della sovversione interna e dei suoi mercenari iscritti nell’elenco della Sezione di Interessi degli Stati Uniti a La Habana, che nel documento vengono ipocritamente qualificati come “opposizione politica”.
Al colmo della sfrontatezza, si pretende di stimolare il coinvolgimento complice della comunità internazionale, nella mobilitazione e canalizzazione delle risorse per finanziare e reclutare nuovi mercenari che andrebbero a ingrossare la quinta colonna della politica anticubana di Washington. In tal modo, la Relazione procura la “collaborazione” di paesi terzi nella creazione di un “fondo internazionale per la protezione e lo sviluppo della società civile a Cuba”.
La Relazione stabilisce, inoltre, Di utilizzare il denaro dei contribuenti nordamericani per il finanziamento di programmi di borse di studio universitarie, in collaborazione con l’Organizzazione di Stati Americani “affinché i figli dei dissidenti”, leggasi i loro mercenari, “possano studiare in università latinoamericane”.
Ugualmente, a partire dalle linee di azione presentate nella Relazione, il Governo nordamericano stimolerebbe il finanziamento della partecipazione di organizzazioni non governative (ONG) di paesi terzi nelle campagne di disincentivazione ai viaggi turistici a Cuba, pratica che Reporters sans Frontières sta già sviluppando come pioniere, con le istruzioni e il finanziamento della CIA e della mafia terroristica di Miami, e nelle campagne di propaganda e menzogne contro Cuba.
Così, la Relazione contempla anche di assegnare 5 milioni di dollari per finanziare la realizzazione di conferenze in paesi terzi, dedicate alla promozione della “transizione” a Cuba. Cioè, si garantisce il denaro affinché quelli che guadagnano con il commercio della controrivoluzione a Cuba, possano continuare a godere di elevati aiuti, di piaceri in hotel di lusso e di viaggi per il mondo in prima classe.
Un’altra provocatoria e molto grave misura è quella di assegnare 18 milioni di dollari alle trasmissioni delle impropriamente chiamate Tele e Radio “Martí”, attraverso un aereo C-130 delle forze aeree degli Stati Uniti, il che costituisce un’irresponsabile e illegale provocazione che viola il Diritto e le norme internazionali dell’aviazione e delle telecomunicazioni.
Nel corso del mese di agosto 2004, si è messo in moto questo ampliamento dell’aggressione radioelettronica contro il popolo cubano.
Grossolanamente mascherata come “assistenza a una Cuba libera”, la Relazione promossa dal Presidente George W. Bush dettaglia minuziosamente le misure che Washington imporrebbe se arrivasse a impossessarsi del nostro paese. La società cubana sarebbe completamente sottomessa agli Stati Uniti che dominerebbero, senza eccezione, tutte le sue attività. Sarebbe interminabile una rassegna comprensiva di tanto smisurato interventismo. Di seguito si indicano alcuni aspetti del piano nordamericano che danno un’idea del grado di servitù e sfruttamento al quale cercherebbe di sottomettere i cubani:
uno dei primi passi che dovrebbe intraprendere il cosiddetto “governo di transizione” sarebbe la devoluzione delle sue proprietà agli antichi sfruttatori, comprese le abitazioni e le terre che ambisce la mafia batistiana ed annessionista;
si privatizzerebbero tutti i rami dell’economia che rimarrebbe sotto la direzione di un Comitato permanente del Governo degli Stati Uniti per la Ricostruzione Economica che si propongono di costituire immediatamente;
si eliminerebbero i sussidi e i controlli dei prezzi ai beni e servizi che la popolazione riceve;
si smantellerebbe il regime di sicurezza e assistenza sociale e non verrebbe rispettato il pagamento delle pensioni;
si ristabilirebbe la privatizzazione nei servizi della salute e dell’educazione.
Con la deliberata intenzione di screditare gli indiscutibili e internazionalmente riconosciuti risultati del popolo cubano in materia di educazione e di salute pubblica, nella Relazione si stabilisce, come parte della “transizione” la creazione di istituzioni e di servizi che migliorino la salute, la nutrizione, l’educazione, e i servizi sociali, attraverso l’introduzione delle pratiche della “libera impresa”. si arriva perfino a concepire lo stimolo del coinvolgimento in questi piani delle agenzie, fondi e programmi delle Nazioni Unite.
Si trascura il fatto che la commercializzazione e la privatizzazione di questi servizi sociali di base, ai quali devono avere diritto tutti gli esseri umani, sono stati attuati a discapito dall’ampliamento della copertura dell’attenzione alla salute e della realizzazione dell’obiettivo di educazione per tutti in molti paesi del mondo, compresi gli Stati Uniti, dove 44 milioni di persone non hanno assicurazione e attenzione medica garantita.
I sistemi di salute e di educazione a Cuba, oltre ad avere raggiunto da molti anni una copertura totale e gratuita di alta qualità, sono attualmente sottoposti a profondi processi di perfezionamento nella loro concezione e nelle infrastrutture, con l’obiettivo di continuare a migliorarli (nota 7).
Nella Relazione si arriva al ridicolo di proporre che, durante il citato periodo di “transizione”, si vaccinino “tutti i bambini minori di cinque anni che non siano ancora vaccinati contro le principali malattie infantili”. Questa formulazione è semplicemente uno sproposito, dato che il mondo e le autorità nordamericane in particolare, sanno perfettamente che a Cuba tutti i bambini sono vaccinati contro 13 malattie prima di compiere i due anni di vita, ciò che le autorità di Washington non possono assicurare alla propria infanzia (nota 8).
Il colmo dell’ipocrisia è che mentre si approva questa misura, Cuba viene ostacolata nell’acquisto di vaccini prodotti da aziende nordamericane. Recentemente, il Dipartimento del Tesoro ha multato l’azienda biotecnologica nordamericana Chiron Corporation che ha dovuto pagare 168.500 dollari, solo per il fatto che una delle sue filiali europee aveva venduto a Cuba, tra il 1999 e il 2002, due tipi di vaccino per i bambini cubani. Questa è stata la multa maggiore pagata quest’anno da un’azienda con sede negli Stati Uniti.
Se l’Amministrazione di Bush fosse realmente interessata a proteggere la salute dai bambini cubani, le basterebbe eliminare gli ostacoli che limitano Cuba nell’acquisto di vaccini pediatrici, o di altre medicine come i citostatici indispensabili per il trattamento di vari tipi di cancro di cui soffrono i bambini nell’Isola.
Come degna espressione della vocazione umanitaria del popolo cubano, mentre le forze imperialiste che controllano il governo a Washington portano bombe e morte, sofferenze e tortura a vari popoli del mondo, più di 20.000 medici e altri specialisti e personale della salute cubana, salvano ogni giorno centinaia di vite di persone, compresi molti bambini, in 64 paesi del mondo.
Lo scorso 21 giugno, in risposta alle misure anticubane che il Governo degli Stati Uniti ha cominciato a attuare, il Presidente Fidel Castro ha offerto pubblicamente al Governo nordamericano la possibilità di provvedere nell’Isola a 3.000 cittadini statunitensi poveri, la stessa quantità di persone che sono morte negli attentati alle Torri Gemelle di New York, nel settembre 2001.
Questa offerta, ispirata all’etica solidale che caratterizza il popolo cubano, prevede l’assistenza medica gratuita per salvare in cinque anni la vita a questi nordamericani.
Cuba ha raggiunto significativi avanzamenti nel benessere del suo popolo, in condizioni di scarse risorse, con un aiuto esterno molto limitato per lo sviluppo, l’assenza di crediti a basso tasso, e in chiara battaglia per resistere al brutale blocco economico, finanziario e commerciale imposto da più di 40 anni dai governi degli Stati Uniti.
Nella Relazione anticubana firmata dal Presidente George W. Bush lo scorso 6 maggio, si arriva all’apice dell’ingerenza imperialistica, quando le autorità nordamericane si autopropongono per contribuire alla creazione di nuove istituzioni politiche e per la redazione di leggi, regolamenti e persino di una nuova Costituzione della Repubblica, una volta che riescano a distruggere la Rivoluzione Cubana. Logicamente, tutto è preparato con la misura della voracità del capitale nordamericano.
I cubani ricordano molto bene, e con molta indignazione, come dietro il primo intervento militare nordamericano nell’Isola (1898-1902), il Governo statunitense impose un indegno controllo alla nascita della sua prima Costituzione. A quella Magna Carta fu imposto come appendice l’umiliante Emendamento Platt che, tra le altre aberrazioni, concedeva agli Stati Uniti pieni diritti di intervenire a Cuba quando intuisse un pericolo per i suoi interessi. Lo stesso Emendamento stabilì il fondamento “giuridico” per l’instaurazione della Base Navale statunitense che occupa illegalmente parte del territorio della provincia cubana di Guantánamo, nella quale si sono installati autentici campi di concentramento nei quali si commettono le peggiori atrocità contro i diritti umani (nota 9).
Il popolo cubano non dimentica nemmeno il tipo di “mutuo beneficio” che gli Stati Uniti hanno storicamente promosso nelle loro relazioni commerciali con l’Isola. Nel 1903, hanno imposto a Cuba un Trattato di Reciprocità Commerciale, sotto la minaccia di intervenire militarmente se questo non fosse stato accettato. Sarebbe superfluo dirlo, ma di “reciproco” portava solo il nome. Ancora con l’impronta della politica del Buon Vicinato degli anni ‘30 del secolo scorso, il Trattato di Reciprocità Commerciale del 1934 aveva persino garantito agli Stati Uniti vantaggi che superavano molte volte quelli ottenuti da Cuba, e aveva sancito la condanna a morte dei timidi tentativi di industrializzazione del paese che avevano avuto luogo negli anni precedenti.
Sebbene non debba essere sottovalutata l’influenza che aveva potuto avere la congiuntura di un anno di elezioni presidenziali negli Stati Uniti rispetto all’approvazione e alla presentazione della Relazione della “Commissione di Aiuto a una Cuba Libera”, è importante evidenziare che le nuove misure che la stesso contiene, trascendono motivazioni elettorali e si inseriscono coerentemente nella logica di avanzamento dell’ostilità e di aggressioni che ha caratterizzato la politica verso Cuba dell’Amministrazione del Presidente George W. Bush.
Per il popolo cubano, la realtà è che il blocco è aumentato, e con questo, aumentano le difficoltà quotidiane, si approfondiscono gli ostacoli e il sabotaggio ai suoi piani di sviluppo socioeconomico, e si minaccia gravemente il suo diritto alla libera determinazione. Si gioca con il destino di un popolo in cambio di pochi voti in Florida.
Al contrario, le brutali misure anticubane del Presidente George W. Bush possono trasformarsi in un boomerang per le sue aspirazioni di rielezione. Cresce ogni giorno il numero di cittadini nordamericani di origine cubana e il numero di altri cittadini di quel paese che si convincono della necessità di fermare la folle e aggressiva politica anticubana della squadra fascista che accompagna l’attuale amministrazione repubblicana, e che potrebbero esprimere nelle urne questo scontento.
La Relazione presentata e le misure promosse costituiscono un indecente programma diretto al rovesciamento del processo rivoluzionario e alla nuova colonizzazione di Cuba, in aperto disprezzo ai principi sanciti dal Diritto Internazionale e dalla Carta delle Nazioni Unite.

2. – LA EXTRATERRITORIALITÀ NELLA POLITICA DI BLOCCO
La politica di blocco imposta dagli Stati Uniti d’America contro Cuba ha avuto, dai primi momenti della sua istituzione, un marcato carattere extraterritoriale. La violazione dei principi vigenti del Diritto Internazionale e, in particolare, del diritto sovrano delle nazioni di portare a termine senza interferenze esterne le sue relazioni economiche, commerciali e finanziarie è stato una costante durante i 45 anni di questa politica genocida.
L’immoralità e la fallacia del messaggio dei diversi governi nordamericani che si sono succeduti quando definiscono il blocco come una questione bilaterale tra i due paesi, viene allo scoperto analizzando i contenuti delle leggi Torricelli e Helms-Burton, così come le disposizioni che li precedettero, le cui applicazioni hanno sempre implicato trasgressioni alla sovranità di altre nazioni (nota 10).
Basterebbe solo menzionare che in una data tanto precoce come il 30 agosto 1961, in un memorandum diretto al Presidente Kennedy dal suo consigliere per i temi di Cuba, Richard Goodwin, si diceva: “Dobbiamo intensificare la nostra vigilanza sul commercio cubano con altri paesi e specialmente sulle filiali nordamericane in paesi terzi; per usare metodi informali che si occupino del dirottamento di questo commercio, privando Cuba di mercati e di fonti di approvvigionamento” (nota11).
Tanto allora come adesso, il Governo degli Stati Uniti ha applicato in modo extraterritoriale la sua legislazione e ha scatenato una persecuzione feroce contro qualunque impresa o istituzione commerciale e bancaria che stabilisca, o semplicemente si proponga di farlo, relazioni economiche, commerciali o finanziarie con Cuba.
I contraccolpi di queste misure si sono fatti sentire in tutte le sfere della vita economica del paese. Esistono sufficienti esempi che lo dimostrano. Di seguito vengono esposti alcuni dei più recenti:
l’importazione di un vaccino tetravalente per uso veterinario fornito a Cuba dall’azienda Intervet, olandese, è stata sospesa, poiché il Governo nordamericano ha informato questa azienda del rischio che correva nel vendere a Cuba. Il vaccino contiene circa il 10%, o più, di un antigene prodotto negli Stati Uniti. Ai dirigenti dell’Intervet-Olanda è stato notificato che se avessero continuato con le vendite avrebbero potuto essere multati con una somma considerevole o, ciò che è peggio, avrebbe potuto essere chiusa la sua filiale in territorio statunitense (nota 12).
nel 2002 è stato denunciato che l’azienda XEROX, filiale di Zurigo, si era rifiutata di rinnovare il contratto di leasing di una fotocopiatrice per l’Ambasciata di Cuba in Svizzera. Questo esempio così ridicolo delle regole extraterritoriali del blocco si è ripetuto nell’ottobre 2003, ma questa volta ad Asunción, in Paraguay. Dopo avere precisato tutti i dettagli per l’acquisto di una fotocopiatrice XEROX, la rappresentanza di questa azienda ha comunicato all’Ambasciata di Cuba in quella capitale che non poteva venderla per le proibizioni del blocco.
Di fronte a questa posizione di rifiuto, l’Ambasciata cubana si è rivolta alla rappresentanza dell’impresa RICOH per realizzare l’acquisto. Nuovamente è stata resa vana questa operazione, perché l’impresa ha rifiutato la vendita della macchina a adducendo le restrizioni imposte dal blocco.
Se l’esempio precedente può risultare ridicolo, quello che è successo il 10 maggio 2004 in Irlanda non è qualificabile. In quella data, l’impresa Hitachi Printing Solutions Europe ha rifiutato la vendita di una semplice cartuccia per una stampante all’Ambasciata cubana in quel paese argomentando che era una filiale di un’azienda degli Stati Uniti, questo fatto le impediva di vendere a Cuba questo articolo.
La compagnia canadese Brentag Canada Inc. ha annunciato che a partire dal 27 gennaio 2004 non potrà continuare a fornire prodotti chimici destinati a Cuba, per essere stata comprata dalla compagnia statunitense Bain Capital U.S.A., la quale ha dichiarato che, come stabilito nella Legge Helms-Burton, tutte le vendite di prodotti Brentag destinati a Cuba dovevano cessare. Tra i prodotti chimici colpiti si trova l’Abapet, emulsionante utilizzata dall’Empresa Cuba Petróleo (CUPET) per alleggerire il petrolio estratto in giacimenti nel paese che, come si sa, contiene un’alta quantità di zolfo. Bisogna segnalare che la CUPET acquistava annualmente un circa 270 tonnellate metriche di questo prodotto.
La compagnia statunitense Har-bison Walker Refractories nell’acquistare la compagnia Refrattarios Mexicanos, azienda messicana che forniva al paese i mattoni refrattari utilizzati nei forni di cemento, ha proibito che si offrisse qualunque tipo di refrattario alle imprese cubane del settore, ciò che ha implicato la ricerca di questi materiali in altri mercati, con conseguente perdita finanziaria.
Durante gli anni 2003 e 2004, il sistema bancario nazionale ha continuato a fare sforzi, finora vani, per l’acquisto di pezzi di ricambio necessari per riparare 90 casse automatiche (bancomat) che nel 1997 erano state comprate dall’impresa francese BULL.
Per il programma di modernizzazione della banca cubana, sette anni fa si era contrattato con quell’azienda l’acquisto di più di 400 bancomat che avrebbero facilitato alla popolazione il prelievo di contanti per il pagamento di salari, pensioni, e altri servizi. Tuttavia, si sono potute comprare solo 90 apparecchiature, per un valore approssimativo di 9 milioni di franchi francesi, dato che nel 2000 la BULL ha venduto all’impresa statunitense Diebold la struttura dove si fabbricavano i bancomat, e ha preteso che non si vendessero più a Cuba.
Il Centro di Ricerche dell’Ozono, che fa parte del Centro Nazionale di Ricerche Scientifiche, doveva acquistare un lettore di microplacche fabbricato dall’azienda nordamericana MOLECULAR DEVICES per un prezzo di 27.000 dollari. Dato che l’apparecchiatura non poteva essere acquistata direttamente da quest’azienda, si decise di farlo, a dispetto di un incremento di prezzo del 25%, attraverso l’azienda inglese RANDOX. Non si è potuta concludere la transazione, perché il rappresentante di quest’azienda a Cuba, ha detto che, a causa del blocco, gli era proibito servire da intermediario, poiché il Governo degli Stati Uniti lo obbligava a dichiarare il destino della merce.
Così come si è segnalato, anche in questa Relazione, il 9 febbraio 2004, il Segretario del Tesoro nordamericano ha annunciato da Miami che l’OFAC “ha identificato e bloccato dieci organizzazioni che si è stabilito essere di proprietà, o controllate dal Governo di Cuba, o da enti nazionali cubani. Ciò include enti organizzati e situati in Argentina, Bahamas, Canada, Cile, Olanda e nel Regno Unito”. La ragione di questo blocco si deve al fatto che, secondo l’OFAC, queste organizzazioni hanno violato le sanzioni del blocco usando Internet per fare pubblicità e vendere, al pubblico statunitense, viaggi turistici a Cuba.
Un esempio di questo è che il Governo statunitense ha congelato i beni della società Hola Sun Holidays Limited, con sede in Canada, per avere “promosso viaggi illegali a Cuba di cittadini statunitensi”. Questa decisione “congela tutti i beni” della società, in mani di persone soggette alla giurisdizione degli Stati Uniti, e nel contempo vieta a ogni persona soggetta a questa giurisdizione, di iniziare qualunque transazione con quella società senza previa autorizzazione dell’OFAC.
L’argomento utilizzato è che gli agenti degli Stati Uniti avevano intercettato viaggiatori senza autorizzazione che avevano comprato il loro passaggio aereo in questa agenzia.
Un’altra implicazione diretta di queste misure è stata quella subita dalla compagnia cubana Universo che ha ricevuto una chiamata telefonica dell’azienda svedese NETGIRO, incaricata di verificare ed eseguire le operazioni di commercio elettronico di Cubanacán, che ha comunicato che a causa del recente inserimento di questa azienda nella “Lista Nera” del Dipartimento del Tesoro degli Stati Uniti, chiudeva unilateralmente i contratti con Cubanacán e tratteneva i fondi per coprire eventuali reclami di terzi.
Come evidenza dell’effetto extraterritoriale del blocco, l’azienda ACINOX S.A. ha perduto diversi clienti destinatari delle sue esportazioni di acciaio al carbonio, a causa delle limitazioni stabilite per negoziare con imprese cubane. Qualcosa di simile è successo con clienti di acciai inossidabili cubani, a causa della proibizione dell’importazione negli Stati Uniti di qualunque merce che contenga totalmente o parzialmente un componente che sia stato elaborato con nichel cubano.
L’impresa BRAKE BROS., costituita anche da CARIGEL e C.E.S., cliente fissa delle produzioni cubane di aragoste intere precotte e di code di aragosta, è stata comprata da una banca di investimento nordamericana. Per questo motivo ha ricevuto istruzioni di togliere dalle sue referenze i prodotti di origine cubana. Questa situazione ha portato la perdita di mezzo milione di dollari all’economia del paese.
L’11 marzo 2004, il Console Generale degli Stati Uniti a Bermuda, Denis Coleman, in un’intervista concessa alla catena VSB TV, ha accusato il Governo bermudense di promuovere le relazioni economiche con Cuba e ha detto che questo potrebbe andare a detrimento delle relazioni con il suo paese. La minaccia nordamericana è provenuta dall’istituzione di voli charter regolari tra Cuba e Bermuda, e dalla supposizione che questi consentirebbero ai cittadini statunitensi di violare le regole del blocco. In questo caso, si minaccia direttamente e apertamente un governo straniero perché stabilisce relazioni commerciali con un altro, e solo per la presunzione che le trattative raggiunte tra due imprese possano favorire un aumento dei viaggi di cittadini statunitensi a Cuba.
All’inizio del 2004, l’impresa cubana ELEKA, produttrice di conduttori elettrici, ha sperimentato una drastica riduzione nelle forniture di Polietilene ad Alta Densità (PE), materiale che viene utilizzato nell’isolamento dei cavi telefonici. La situazione metteva a rischio l’adempimento di un importante contratto con l’Impresa di Telecomunicazioni di Cuba (ETECSA). La ELEKA, attraverso Internet, ha individuato alcune qualità di PE EQUISTAR e PE DOW che il suo Comitato di Esperti ha considerato adeguato alle necessità di produzione, e si è messa in contatto con dirigenti della compagnia AESE (Consulta Specializzata in Sistemi di Estrusione) che, oltre a essere fornitori dell’impresa, sono buoni conoscitori dell’argomento. Questi dirigenti hanno cominciato a lavorare con i loro contatti, prima con EQUISTAR in USA e poi con CTS in Canada.
Nel caso di EQUISTAR, malgrado lo scambio iniziale di informazioni con l’intermediario andasse bene, i suoi dirigenti, dopo avere rivisto l’operazione, dissero non essere interessati a vendere quella materia prima. In modo ancora più incomprensibile, anche la compagnia canadese CTS, ha rinunciato a offrire il Polietilene ad Alta Densità, e ha suggerito di fare l’operazione con EQUISTAR. È evidente che queste compagnie, sospettando che il destino finale della loro vendita potesse essere Cuba, hanno deciso di non andare avanti nelle trattative.
Come si detto prima in questa Relazione, agli inizi di maggio 2004 la Riserva Federale degli Stati Uniti ha multato con 100 milioni di dollari il maggior ente finanziario della Svizzera, l’UBS AG, per aver violato le sanzioni statunitensi contro Cuba, Libia, Iran e Yugoslavia. La banca svizzera è stata accusata di inviare dollari a questi paesi mentre operava un centro d’affari nella sua casa madre di Zurigo, sotto contratto della Riserva Federale.
Tuttavia, che cosa nascondeva in realtà questa sanzione contro la banca svizzera? Utilizzando il metodo più perverso, astuto e ipocrita che si possa immaginare, il Governo nordamericano cerca di impedire che Cuba possa depositare in banche straniere i dollari che ottiene dalle vendite nei negozi in valuta, dalle attività legate al turismo e da altri servizi commerciali. In questo modo, Cuba non potrebbe usare quei dollari per acquistare medicine né alimenti né per importare le forniture necessarie per i propri negozi, dove fa gli acquista la popolazione, compresa quella che riceve rimesse di familiari residenti negli Stati Uniti.
Con questo scaltro proposito, il Governo statunitense fa pressione sulle banche straniere affinché non ricevano da Cuba fondi la cui origine è assolutamente legale e onesta. Inoltre, promuove la pubblicazione sulla stampa della mafia terroristica di Miami della ripugnante infamia che tali fondi potrebbero essere perfino connessi con attività che sono combattute energicamente dalle autorità cubane, come il riciclaggio di denaro sporco e il traffico di droghe.
Così come fu denunciato nella Relazione che Cuba aveva inviato al Segretario Generale nel 2003 (nota 13), il sistema di salute pubblica cubano si è visto impossibilitato a comprare le fonti di isotopi radioattivi Ir-192 coi quali si facevano le applicazioni di radiazioni nei trattamenti dei tumori, poiché la compagnia Varian Medical Systems aveva acquisito il mercato delle attrezzature di brachiterapia della compagnia canadese MDS Nordion’s, che forniva queste attrezzature a Cuba.
Di fronte a questa situazione sono state cercate opzioni di acquisto di attrezzature di brachiterapia in Europa, ed è stato comprato dall’azienda olandese Nucletron uno di questi dispositivi. Dopo la conclusione dell’operazione commerciale, la direzione dell’azienda ha informato che non poteva consegnare il computer annesso a questa apparecchiatura, perché era di fabbricazione nordamericana e il Governo statunitense proibiva la sua esportazione a Cuba.
La violazione del diritto internazionale e delle norme più elementari del libero commercio, è stata una costante nella politica di blocco. Gli Stati Uniti hanno preteso e pretendono ora, come mai prima, di inglobare il mondo nella loro politica genocida. I fatti descritti in questo capitolo dimostrano fino a che punto, irrazionale e ridicolo, può arrivare l’applicazione extraterritoriale delle misure di blocco.

3. – DANNI ALLA SALUTE
Dal trionfo della Rivoluzione a Cuba, il Sistema Nazionale di Salute è stato un obiettivo prioritario della politica di blocco degli Stati Uniti contro l’Isola.
Gli sforzi che il Governo cubano realizza per disporre di un sistema di salute gratuito e accessibile, sempre di più moderno ed efficiente, sono stati continuamente minacciati dalle restrizioni nell’acquisto di forniture e tecnologie mediche di provenienza nordamericana, in molti casi, uniche del loro tipo nel mondo. A ciò si unisce l’impedimento all’accesso dell’informazione scientifica medica avanzata e il rifiuto di visti a scienziati cubani per la partecipazione a eventi negli Stati Uniti, oltre al rifiuto di autorizzazioni per viaggi di scienziati nordamericani a Cuba per gli stessi motivi.
Solo il grande sforzo, la dedizione al lavoro e la preparazione scientifica del personale della salute cubano, hanno reso possibile mantenere e perfino migliorare continuamente molti degli indicatori nell’attenzione ai pazienti.
In questo capitolo si riferiscono alcuni dei casi più recenti che illustrano le conseguenze di questa genocida e inumana politica:
L’attenzione al bambino malato di cancro è una delle aree assai più colpite dalle misure del blocco. L’acquisto dei citostatici, medicine vitali per la sopravvivenza di questi bambini, è stata seriamente pregiudicato poiché le multinazionali statunitensi hanno comprato i laboratori farmaceutici che avevano contratti con Cuba per la loro vendita.
Esempio di quanto sopra sono le difficoltà per acquistare l’isotopo I-125 per il trattamento di bambini con cancro oculare. Di fronte alla carenza di questo citostatico, il sistema di salute pubblica cubano si è visto costretto in alcune occasioni a mandare questi bambini all’estero per il loro trattamento, con l’elevato costo finanziario che ciò comporta, oltre ai disagi che causa ai parenti.
Un’altra delle difficoltà che colpiscono i malati di cancro è in relazione alla carenza di endoprotesi ossee per sostituire amputazioni. Per esempio, quando è stato possibile completare trattamenti chemioterapeutici di prima linea in tumori ossei, e si è osservato che, data la buona risposta del paziente, è possibile realizzare una chirurgia conservatrice, cioè, togliere l’osso malato conservando l’arto, i medici cubani non hanno potuto intervenire per l’impossibilità di acquistare le cosiddette endoprotesi estensibili. Queste aumentano di misura via via che il bambino continua a crescere, e questo fa sì che con questo metodo il paziente conservi la sua gamba con una protesi interna, e si evita così soprattutto lo squilibrio emotivo e psicologico che provoca un’amputazione, nell’adolescenza.
Queste protesi vengono ordinate in modo individuale e devono essere pronte nel momento dell’operazione. Ma, dato che non possono essere acquistate negli Stati Uniti risulta molto difficile averle in tempo.
Un esempio che riflette un’altra delle principali difficoltà che affronta l’area della salute, è l’impossibilità di mettere in funzione certe strumentazioni mediche di fabbricazione nordamericana bloccate per mancanza di pezzi di ricambio. Questo è il caso di certe apparecchiature per i Raggi X per le quali si aveva bisogno di alcuni pezzi essenziali. Il Dipartimento di Commercio degli Stati Uniti ha proibito alla filiale canadese della Picker International di vendere questi pezzi a Cuba, perché contenevano un 27% di componenti nordamericani.
Nell’area diagnostica di laboratorio clinico, microbiologia e altre simili, gli effetti del blocco si mantengono e crescono, data la presenza maggioritaria delle imprese statunitensi (70%) nella produzione di strumenti e dei reagenti per la diagnosi. Per esempio, le imprese Beckman-Coulter, Dade-Behring, Abott e Bayer, non permettono la vendita delle loro tecnologie a Cuba, alcune di esse uniche del loro tipo nel mondo. Di conseguenza, le forniture di articoli necessari per il lavoro dei laboratori clinici devono essere importate dal mercato europeo a un prezzo molto superiore.
Un esempio recente di questa situazione è quello dell’azienda inglese OXOID, distributrice di reagenti di laboratorio e di mezzi per colture, il cui azionista principale è diventato un’azienda con interessi nordamericani. Attraverso il suo distributore a Cuba, è stata richiesta a OXOID la quotazione per un gruppo di reagenti necessari per il sistema di salute cubano, cosa che fino a quel momento aveva senza nessun impedimento. La risposta è stata negativa perché non poteva cederli a causa delle restrizioni del blocco.
Si sono affrontate difficoltà per l’ottenimento di mezzi diagnostici per l’accertamento di alcune malattie insorgenti. Ad esempio:
Ancora l’Istituto di Medicina Tropicale “Pedro Kourí” non ha potuto acquistare il kit TermoScript RT-PCR System dell’azienda nordamericana INVITROGEN, per la determinazione del corona virus che causa la Sindrome Respiratoria Acuta Severa (SARS).
Limitazioni imposte dal Centro per il Controllo delle Malattie (CDC di Atlanta) degli Stati Uniti, aggiunte al rifiuto dei laboratori produttori dei kits diagnosi per il rilevamento di anticorpi IgM e IgG delle aziende nordamericane FOCUS TECHNOLOGIES e PANBIO, hanno creato difficoltà per il rilevamento dell’Encefalite da Virus del Nilo Occidentale e dell’Influenza Aviaria.
Tutti i programmi denominati di Tecnologia Avanzata come trapianti, chirurgia cardiovascolare, nefrologia, e altri, sono seriamente colpiti, poiché molti dei componenti delle apparecchiature sono di produzione statunitense: per acquistarli si ha bisogno del permesso delle autorità di quel paese, le quali non lo concedono, o semplicemente ritardano nel farlo, il che porta importanti difficoltà per i pazienti curati con questi programmi.
Gli antibiotici di ultima generazione e altre medicine come il Prostín (prodotto che mantiene temporaneamente la permeabilità delle arterie fino a che possa essere effettuata la chirurgia correttiva o palliativa nei neonati che hanno difetti cardiaci congeniti, e da questo dipende la loro sopravvivenza), bisogna comprarli a un prezzo superiore in mercati più lontani.
I bambini cubani non possono neppure avvantaggiarsi dei nuovi inalatori per le crisi di asma, perché il Governo nordamericano nega loro questo diritto.
Si rincarano i costi di pubblicazioni scientifiche che devono essere acquistate in paesi terzi. Per esempio, il Current Contents, pubblicazione settimanale con i principali contenuti di riviste scientifiche statunitensi, deve essere acquistato in un paese terzo e a un prezzo maggiore. La stessa cosa succede con la pubblicazione ANNALS OF TROPICAL MEDICINE AND PARASITOLOGY, il cui abbonamento annuale presso l’editore nordamericano è di 275 dollari inferiore a quanto Cuba deve pagare in un paese terzo.
La ONG “Disarm Education Fund” collabora con Cuba nell’invio di aiuti umanitari per gli ospedali pediatrici, e promuove visite di delegazioni mediche nell’Isola per realizzare scambi con omologhi cubani di questi ospedali. Questa organizzazione ha richiesto un’autorizzazione affinché i visitatori potessero effettuare conferenze o istruire i medici cubani. La richiesta è stata rifiutata.
Le autorità del Dipartimento del Tesoro degli Stati Uniti hanno dichiarato che quelle azioni non giovavano direttamente al popolo cubano, e che le conferenze e gli addestramenti costituivano un’esportazione di servizi verso il nostro paese.
Il Fondo Mondiale delle Nazioni Unite per la Lotta contro l’AIDS, la Tubercolosi e la Malaria sta finanziando un programma di cooperazione con Cuba attraverso il quale è previsto l’acquisto di medicine antiretrovirali per i pazienti infettati dall’HIV/AIDS nel paese.
Per l’acquisto di queste medicine, il Fondo Mondiale ha indicato di gestire gli acquisti attraverso l’UNICEF e l’International Dispensary Association (IDA), a partire dai prezzi preferenziali di queste agenzie.
Tuttavia, la compagnia nordamericana Abbott si è rifiutata di fornire due dei prodotti necessari per il trattamento dei malati (Ritonavir e Lopinavir+Ritonavir), sostenendo che a causa delle sanzioni economiche degli USA il suo governo non autorizza la fornitura di prodotti a Cuba. Questo ha fatto sì che le suddette medicine, il cui valore sarebbe stato di 49.700 dollari se fossero state acquistate presso la Abbot, hanno dovuto essere acquistate in un altro paese al prezzo di 280.400 dollari, quasi sei volte superiore a quello della Abbot.
Alla ONG “Alliance International”, del Texas, che realizza spedizioni di aiuto umanitario per il sistema della salute pubblica cubano, è stato rifiutato l’invio nell’Isola di un gruppo di forniture e apparecchiature mediche di prima necessità per gli ospedali nazionali. Nell’autorizzazione è stato espressamente proibito l’invio di apparecchiature per la sterilizzazione di strumenti chirurgici, strumentazioni per i Raggi X e di una centrifuga per microematocrito.
In ripetute occasioni è stata ostacolata la partecipazione di funzionari e scienziati cubani a riunioni ed eventi internazionali realizzati negli Stati Uniti, negando loro il visto di entrata. Così è stato per la Dottoressa María Alfonso Valdés che doveva partecipare a uno stage a El Paso, in Texas, organizzato dall’Organizzazione Panamericana della Salute sul Sangue Sicuro.
Mediante una comunicazione ufficiale in data 19 marzo 2004, l’Ufficio dell’Organizzazione Panamericana della Salute (OPS), a La Habana, ha informato il Ministero della Salute Pubblica della cancellazione dello stage. La motivazione di questa cancellazione era “che il Governo statunitense non concede a persone con nazionalità cubana visti per una specializzazione negli Stati Uniti”.
Il blocco ha colpito anche la partecipazione di scienziati nordamericani a eventi organizzati a Cuba. Per esempio, dal 9 al 13 marzo 2004 si è celebrato a La Habana il III Simposio Internazionale sul Coma e la Morte e, alla delegazione nordamericana che rappresentava il 40% dei conferenzieri, ed era composta da circa 70 scienziati, il Governo degli Stati Uniti ha negato il permesso per recarsi nell’Isola.
Dopo sette anni di ricerche, e dopo essere stato condannato nell’aprile del 2002 per 21 accuse di violazione del blocco contro Cuba, il cittadino canadese James Sabzali, in un nuovo processo terminato nel febbraio 2004, dopo un patteggiamento nel quale si è dichiarato colpevole, è stato condannato a un anno di prigione con la condizionale e multato per 10.000 dollari.
Il Signor Sabzali aveva forse venduto qualche prodotto che fosse un segreto strategico statunitense o che mettesse in pericolo la sicurezza nazionale di quel paese? No. Questo lungo processo, nel quale il Signor Sabzali poteva rischiare una condanna all’ergastolo e una multa di 19 milioni di dollari, benché sembri insolito, è stato motivato dall’avere venduto a Cuba le resine usate per purificare l’acqua potabile che si distribuisce alla popolazione per il consumo diretto.
Il carattere genocida e criminale di queste misure si iscrive nell’ostinata politica nordamericana di far arrendere il popolo cubano per fame e malattie. Cuba ha denunciato e continuerà a denunciare in tutti i fori internazionali i colpi subiti dal suo Sistema della Salute Pubblica.

4. – DANNI CAUSATI ALLA SFERA DELL’EDUCAZIONE, DELLA CULTURA, DELLO SPORT E DELLO SCAMBIO ACCADEMICO E SCIENTIFICO TRA IL POPOLO CUBANO E QUELLO NORDAMERICANO
I danni al settore educativo, e a quelli culturale, sportivo e accademico cubani in questi 45 anni di blocco sono stati copiosi. L’intensificazione di questa politica nell’ultimo decennio ha avuto un significativo impatto nel suo sviluppo e ha privato i popoli cubano e nordamericano di un fluido scambio in questi ambiti.
L’impossibilità di accedere al mercato di beni e servizi degli Stati Uniti per acquistare gli articoli necessari per la creatività e per l’insegnamento; la proibizione agli artisti cubani di firmare contratti commerciali di lavoro negli Stati Uniti e di ricevere compensi per i loro lavori; il divieto di godere dei diritti di proprietà intellettuale dei nostri autori; le restrizioni alla libertà di viaggiare mediante le sanzioni e le minacce contro i cittadini statunitensi che desiderano visitare Cuba; e la negazione di visti a scienziati, artisti, sportivi, educatori e altre personalità cubane, si trovano tra le principali difficoltà che questi settori affrontano come conseguenza del blocco.
Nel settore educativo sono ancora attuali e reali i danni indicati nella Relazione che Cuba ha inviato lo scorso anno al Segretario Generale (nota 14). È il caso della fornitura di matite, di quaderni e di carta per un uso generale nell’insegnamento, che arriva solo al 60% di quanto il paese acquistava nel 1989. Con grandi sforzi, si stampa solo il 50% dei libri di testo necessari e delle bibliografie complementari.
Ugualmente, Cuba è obbligata a pagare alti tassi di interesse per i crediti commerciali ottenuti, che rincarano le merci e i servizi acquistati per il sistema educativo cubano, dato che si deve pagare un prezzo superiore del 25/30% rispetto ai prezzi internazionali. Oltre a questo, non potendo acquistare materiale educativo sul mercato nordamericano, Cuba si vede costretta a effettuare importazioni da mercati lontani, con il conseguente sovrapprezzo causato dal trasporto. A titolo di esempio, basterebbe menzionare le importazioni per un valore di 19 milioni di dollari di materiali e attrezzature per le scuole cubane che, se effettuate sul mercato statunitense, invece che in mercati lontani, avrebbero consentito con la stessa cifra l’acquisto di una maggiore quantità di materiale scolastico.
Queste difficoltà sono aumentate dagli effetti extraterritoriali della Legge Torricelli, la quale impone che le navi che trasportano queste merci dai mercati asiatici non possano toccare porti cubani. In questo modo, le navi depositano i container in un centro di raccolta in un paese terzo vicino a Cuba da dove poi vengono trasbordati a La Habana, con un rincaro dei noli degli armatori di 500 dollari in media per container e con un enorme allungamento dei tempi di consegna delle merci.
Un chiaro esempio dell’effetto diretto sul sistema educativo è ciò che è successo all’inizio del 2004, quando per le ragioni sopra citate, la produzione di uniformi scolastiche ha avuto un ritardo di oltre un mese, con i conseguenti ritardi nelle forniture agli alunni e i problemi ai lavoratori delle 44 fabbriche che sono rimaste chiuse per questo motivo.
Come per le suddette restrizioni, si continuano a rafforzare i danni causati dal blocco nella cura dei bambini che necessitano di un’educazione speciale. A dispetto dello sforzo dello Stato cubano per garantirgliela, la pressione statunitense contro Cuba ha provocato un sensibile deficit di risorse terapeutiche necessarie a sviluppare con la migliore qualità fin dalla prima età la riabilitazione fisica di bambini con limitazioni psicomotorie, data l’importanza della diagnosi precoce per prevenire conseguenze più complesse e, in alcuni casi, per eliminare il difetto.
Per citare solo un caso, vale sottolineare quello che succede nella Scuola Speciale Abel Santamaría, dove 150 bambini e bambine ciechi o con difetti alla vista lottano contro le limitazioni che la vita impone loro. Professori e alunni sono uniti in un impegno colossale. I piccoli devono imparare a leggere e a scrivere, e ricevono le conoscenze necessarie per essere autonomi nella vita. Perciò ogni bambino deve poter contare su un macchina Braille, e questo, a causa delle restrizioni imposte dal blocco, non è stato possibile, nonostante gli sforzi del Governo cubano.
Così come era stato denunciato nella Relazione che Cuba aveva inviato l’anno scorso al Segretario Generale, permangono le difficoltà per l’acquisto di queste macchine. Attualmente una macchina Braille della marca Perkins costa negli Stati Uniti circa 700 dollari. In conseguenza del blocco, Cuba ha dovuto comprarle in altri mercati a prezzi molto più alti, fino a 1.000 dollari. Inoltre, continuano le difficoltà per acquistare la carta Braillón, imprescindibile per questo tipo di insegnamento.
Nell’ambito culturale gli ostacoli sono altrettanto numerosi e sono aumentati negli ultimi anni.
Il blocco economico nel campo della cultura colpisce non solo l’atto creativo stesso e l’artista, ma lede anche la promozione e l’arricchimento del consumo culturale, e la commercializzazione dei beni e dei servizi culturali creati.
Un esempio probante è stata la visita che il Balletto Nazionale di Cuba ha effettuato negli Stati Uniti tra l’1 e il 16 novembre 2003. Questa prestigiosa compagnia, internazionalmente conosciuta, si è vista obbligata a fare spettacoli non retribuiti in più di 20 città dell’Unione Americana, per i quali non ha incassato circa 200.000 dollari, relativi solo al valore delle attività realizzate. Ma è possibile comprendere che il Balletto Nazionale di Cuba abbia accettato di eseguire degli spettacoli negli USA, anche senza percepire alcun compenso, solo considerando la straordinaria vocazione universale della cultura cubana. Infiacchire questo scambio, viola anche i diritti culturali del popolo nordamericano.
Il rincaro dei prodotti materiali di base per lo studio specializzato nelle Scuole del Sistema Educativo Artistico, in tutte le sue manifestazioni, costituisce un altro esempio dell’impatto del blocco. Quest’anno, il Governo cubano si e visto obbligato a realizzare questi acquisti in mercati lontani – per valore di 2,4 milioni di dollari -, il che significa una maggiore spesa dovuta ai noli vicina ai 100.000 dollari, in confronto al costo del trasporto di queste merci se si fossero potute importare dagli Stati Uniti.
Anche il Sistema Nazionale delle Biblioteche Pubbliche ha subito seri problemi in conseguenza del blocco. Formato da 392 biblioteche localizzate su tutto il territorio nazionale: città, villaggi, bateyes, montagne e zone di difficile accesso, presta servizi a tutti i livelli educativi, agli studenti della scuola elementare e agli universitari, ai tecnici come ai pensionati, alle casalinghe, cioè a tutta la popolazione. Tra le sue attività principali spiccano la realizzazione di laboratori letterari, l’organizzazione di circoli di lettura nelle scuole, l’attenzione alle necessità degli studenti nei municipi e le attività di espansione nelle zone più lontane dai centri urbani. Per questo contano su un’incalcolabile numero di titoli, con opere rappresentative della letteratura universale e nazionale.
Oltre a facilitare il libero accesso all’informazione della comunità e a formare lettori, costituisce piazze culturali a partire dalle distinte attività che crea sistematicamente, appoggiandosi ai rapporti di lavoro che sviluppa con organizzatori del territorio e di fuori, quali organismi, organizzazioni e altre istituzioni.
Tuttavia, e nonostante il grande sforzo che svolge per promuovere nella popolazione cubana l’abitudine alla lettura, subisce danni per l’acquisto di programmi, indispensabili per continuare a sviluppare i suoi lavori nel campo della digitalizzazione, dell’editoria e dell’informatica. Un esempio è la proibizione dell’accesso alle liste di Epígrafes CD Dewey (nota 15).
Se si potessero acquistare i materiali e gli articoli necessari sul mercato statunitense o attraverso imprese nordamericane con uffici nei Caraibi, in Centro America o in Sudamerica, si potrebbero restaurare 3600 documenti all’anno. Oggi, non si raggiunge il 20% di questa cifra. Perché si abbia un’idea più chiara: la commercializzazione a Cuba, attraverso imprese intermediarie, della carta ‘tisú’ da 31 grammi (materiale indispensabile per il restauro di documenti), chiamata anche carta giapponese, è di 498,77 dollari il rotolo, mentre se si acquistasse negli Stati Uniti, il prezzo sarebbe di 280,00 dollari.
Ugualmente, sono stati affrontati grandi ostacoli per ottenere le nuove tecnologie per la promozione della lettura e l’aggiornamento delle collezioni e delle raccolte di manoscritti delle biblioteche, non avendo accesso al mercato nordamericano dei libri. Non si ha accesso neanche al database, e ai servizi di cataloghi bibliotecari on-line appartenenti a enti statunitensi.
L’impossibilità di esporre opere delle nostre collezioni in musei analoghi degli Stati Uniti, e viceversa, provoca che entrambi i paesi si privino reciprocamente di conoscere le opere più rappresentative delle arti plastiche. Per esempio, è stato proibito di includere sette opere cubane nell’esposizione internazionale preparata dal Museo di belle arti di Houston, inaugurata nel mese di giugno 2004.
La rilevanza della salvaguardia del Patrimonio Tangibile e Intangibile per l’elevazione della cultura nazionale e mondiale è stata riconosciuta dal sistema delle Nazioni Unite. Tuttavia, il blocco ha reso impossibile l’acquisto in territorio nordamericano di materiali per il restauro, causando aumenti nelle spese e, quindi, ulteriori ostacoli per i compiti di riscatto e riabilitazione del patrimonio.
Il Dipartimento del Tesoro nordamericano ha negato, inoltre, le autorizzazioni per lo sviluppo di progetti di assistenza e cooperazione per la conservazione del patrimonio dell’isola proposti da istituzioni nordamericane. Importanti istituzioni culturali cubane si sono viste impossibilitate ad accedere a 800.000 dollari del World Monuments Fund (nota 16).
L’industria editoriale cubana ha patito seri problemi. Un esempio concreto è che, nei pagamenti dei diritti d’autore che gli editori stranieri effettuano all’Agenzia Letteraria Latinoamericana, si perde fino al 30%, a causa della proibizione per le istituzioni cubane di riscuotere assegni o ricevere bonifici attraverso banche nordamericane o da banche straniere insediate in quel paese. Questo obbliga a utilizzare servizi di corrispondenza di altre banche, e ciò rincara le operazioni.
Le case editrici nordamericane rifiutano la creazione di relazioni con le loro omologhe dell’Isola, poiché nel loro mercato sono proibite la distribuzione di libri cubani e la negoziazione dei diritti d’autore, oltre ad altre forme commerciali del mondo editoriale.
Ugualmente, le attività librarie hanno avuto spese addizionali per più di 50.000 dollari a causa dell’impossibilità di far transitare incassi e pagamenti in banche nordamericane. Inoltre, il dover ricorrere a paesi più lontani per comprare materie prime e tecnologia e per accedere a crediti, ha danneggiato l’industria editoriale per 65.000 dollari.
Per l’acquisto di materiali indispensabili per la sopravvivenza dell’industria cinematografica, si è dovuto ricorrere a intermediari e a fornitori di altre aree geografiche, e questo ha reso più care queste importazioni. I negativi vergini, i prodotti chimici per il laboratorio, gli accessori e le attrezzature, sono stati acquistati regolarmente con una spesa molto superiore alla quotazione che avrebbero avuto se si fossero potuti ottenere nel mercato nordamericano.
All’Istituto Cubano dell’Arte e dell’Industria Cinematografica (ICAIC) risulta impossibile acquistare direttamente pellicole Kodak, e questo ostacola notevolmente la realizzazione artistica e le scelte tecnologiche di produzione di film cubani e la loro successiva commercializzazione da parte delle grandi catene mondiali di distribuzione. L’ICAIC non può nemmeno utilizzare nei suoi cinema la licenza del sistema di suono Dolby, elemento che costituisce quasi una condizione indispensabile affinché qualunque distributore del mondo accetti di presentare “in grande” un film.
A tutti questi problemi di tipo economico, segnalati per i settori educativi e culturali cubani, si aggiunge la ridicola e grottesca intenzione di frenare ogni tipo di scambio tra i due popoli mediante misure come la negazione di visti e l’abolizione di autorizzazioni. Alcuni esempi di questa politica sono:
la negazione ai professori di Sociologia dell’Università di Oriente, Dottoressa Tamara Caballero e Dottor Omar Guzmán, di visti per la partecipazione al Primo Congresso su Università-Comunità di Puerto Rico e dei Caraibi che ha avuto luogo, dal 25 al 29 di gennaio, nelle aree di Humacao e Mayagüez dell’Università di Puerto Rico.
Il X Seminario di Scambio di Esperienze sulla Qualità dell’Educazione a Cuba e negli Stati Uniti, in programma nella città di Chicago dal 28 aprile al 2 maggio 2003, al quale avrebbero dovuto partecipare dieci professori cubani selezionati dall’Associazione Nazionale dei Pedagoghi, ha dovuto essere annullato il 20 aprile, non avendo ricevuto risposta alla richiesta dei visti.
Il rifiuto del visto al Ricercatore e Professore Titolare della Facoltà di Ingegneria Meccanica dell’Istituto Superiore Politecnico José Antonio Echeverría, Héctor López Salinas, che doveva assistere al Convegno di Microscopia e Microanalisi 2003 che si è tenuto nel Texas, Stati Uniti, dal 1 al 8 agosto 2003.
La negazione del permesso di viaggio al Signor Luis Garay, argentino residente negli Stati Uniti e direttore di un gruppo di percussionisti formato interamente da musicisti latini che erano stati invitati all’evento Percuba 2004. Il Dipartimento del Tesoro ha dato come pretesto che nella loro domanda avevano “aggirato la Legge dell’Embargo a Cuba”.
Il silenzio in risposta alla richiesta fatta dal Signor Benjamín Treuhaft per prorogare la sua licenza di viaggio e visitare l’Isola in occasione del decimo anniversario del progetto “Send a Piana to Havana” che egli aveva promosso. Benché successivamente abbia ricevuto la licenza per l’invio di due contenitori con i pianoforti come donazione al Centro Nazionale delle Scuole d’Arte (CNEART), gli è stato proibito di inviare computer e relativi accessori, compresa una stampante che faceva parte di un’apparecchiatura per l’analisi del sangue che è stata donata all’Ospedale Pediatrico Juan Manuel Márquez.
La cancellazione delle tournée del gruppo di Omara Portuondo, del Progetto di Hip Hop cubano “La Fabrik”, del gruppo “Cubanísimo del cantautore Carlos Varela.
Musicisti del calibro di Ibrahím Ferrer e Manuel Galván, scrittori come Miguel Barnet e Eduardo Heras León, registi come Lisette Vila Espina e Gerardo Chijona Valdés, e attrici come Verónica Lynn López, e una lista interminabile di rilevanti esponenti della cultura cubana, si sono visti impossibilitati a partecipare a esibizioni ed eventi negli Stati Uniti a causa della negazione dei visti.
Tra maggio del 2003 e aprile del 2004, 53 rappresentanti del settore della cultura sono rimasti in attesa dei propri visti di entrata negli Stati Uniti e 215 autori e artisti hanno ricevuto un deciso rifiuto per risposta.
Come l’anno precedente, nei casi dei visti rifiutati, agli artisti cubani sono state applicate due categorie differenti: la 214-B che si usa per coloro che, secondo le autorità nordamericane, sono possibili emigranti (è stata applicata a cinque dei richiedenti); e la 212-F, la più ridicola di tutte, che si impiega quando il richiedente del visto è considerato “un pericolo per gli interessi degli Stati Uniti”, che è stata applicata a 210 artisti cubani.
È evidente che anche questa politica è diretta a scoraggiare la promozione di artisti cubani nei circuiti culturali degli Stati Uniti, da parte degli impresari e agenti culturali di questo paese.
Neanche lo sviluppo di scambi sportivi è stato esente da proibizioni e limitazioni. Nel periodo da maggio del 2003 ad aprile del 2004, non sono stati concessi i visti a 21 dirigenti dello sport cubano che nella maggioranza dei casi andavano a partecipare a importanti eventi e riunioni celebrati negli Stati Uniti.
A varie di queste persone, che hanno alte responsabilità in organizzazioni e federazioni internazionali, è stato impedito l’adempimento delle proprie importanti missioni, con un impatto negativo che ha oltrepassato le frontiere dello sport cubano. Questo è stato il caso di Ciro Pérez Hebra che non ha potuto partecipare alla Riunione Esecutiva e all’Assemblea Generale dell’Organizzazione Sportiva Centroamericana e dei Caraibi, ODECABE, della quale è vicepresidente.
A causa delle restrizioni e delle irregolarità nel conferimento di visti a un dirigente cubano e a uno russo, entrambi membri del Bureau della Federazione Internazionale di Lotta Dilettanti (FILA), che ha impedito la loro partecipazione al Campionato del Mondo svoltosi a New York, nel novembre del 2003, questa federazione ha deciso di togliere agli Stati Uniti la sede della Coppa Mondiale del 2004. In questa maniera, la politica ostinata dell’Amministrazione statunitense sta colpendo seriamente anche gli interessi degli sportivi di quel paese.
Come se questi danni non fossero sufficienti, tra le nuove misure imposte dall’Amministrazione statunitense contro Cuba, c’é l’eliminazione della licenza generale per la partecipazione di sportivi nordamericani alle competizioni di dilettanti e di semiprofessionisti che, promosse da una federazione internazionale, si svolgano a Cuba.
L’irrazionalità di questa politica raggiunge anche gli atleti handicappati statunitensi. Uno degli esempi più rappresentativi è stato quello dei dottori e vari sportivi handicappati membri del gruppo non lucrativo, denominato World Team Sports, a cui le loro autorità non hanno permesso di recarsi a Cuba il 14 novembre 2003. Questi atleti volevano portare con sé sedie a rotelle per handicappati cubani, materiali di insegnamento, e protesi da donare ad altri cubani handicappati.
L’ossessione dell’amministrazione nordamericana nel bloccare persino il minimo scambio tra i due popoli, trascende gli ambiti menzionati e abbraccia anche il settore della scienza cubana.
Riguardo alle regole dettate dal Dipartimento del Tesoro degli Stati Uniti nel settembre 2003, nel gennaio 2004 si è venuti a conoscenza della proibizione di riesaminare, pubblicare o modificare, in pubblicazioni e riviste scientifiche statunitensi, lavori di autori di paesi che siano oggetto di “embargo commerciale”, e tra essi Cuba. Quelli che lo facessero, trasgredirebbero la Legge nordamericana e potrebbero essere sanzionati con forti multe di fino a 50.000 dollari, e perfino con pene carcerarie fino a dieci anni.
Nemmeno negli anni più duri della Guerra Fredda si era agito in modo così contrario agli ideali promossi dalla comunità scientifica internazionale. La pubblicazione dei risultati di una ricerca costituisce il primo passo nella socializzazione della conoscenza, e un requisito indispensabile per il sano sviluppo della scienza.
Solo con il libero flusso di idee e di conoscenze tra gli scienziati e accademici di tutto il mondo la scienza può crescere e avanzare a beneficio dell’umanità. Al contrario, quella misura impediva alle comunità scientifiche statunitense e mondiale di condividere i riconosciuti progressi scientifici di Cuba.
Dopo che alcune riviste nordamericane avevano applicato una moratoria alla pubblicazione di articoli presentati da scienziati cubani, alcuni altri, come l’Istituto Americano di Fisica (AIP), la Società Americana di Fisica (APS) e l’Associazione Americana per l’Avanzamento della Scienza (AAAS) che pubblica la prestigiosa rivista Science, si sono rifiutati apertamente di rispettare l’ordine del Dipartimento del Tesoro.
A causa delle innumerevoli critiche ricevute per questa misura, nel mese di aprile, l’OFAC è tornata indietro e ha annunciato che le comunità scientifiche dei paesi sanzionati potevano continuare a pubblicare i loro lavori su riviste specializzate degli Stati Uniti.
Come si è potuto valutare in questo capitolo, la promozione della cultura, l’avanzamento dell’educazione e dello sport, e gli scambi accademici e scientifici tra i popoli cubano e nordamericano, hanno dovuto affrontare numerosi ostacoli nel loro sviluppo. Tuttavia, a dispetto di tutte queste difficoltà, e grazie alla volontà politica del popolo e del Governo cubani, si sono ottenuti significativi avanzamenti in questi settori.
Basterebbe solo citare l’ampio sforzo esercitato nel settore educativo, che ha consentito che Cuba oggi possa contare su un maestro o professore per ogni 40 abitanti all’incirca, trasformandola nel paese con il maggiore numero di maestri pro capite nel mondo. Ugualmente, si è riusciti a diminuire a meno di 20 il numero di alunni per aula nell’educazione primaria e si è diminuita a 15 la relazione alunni/professore nella secondaria basica. Inoltre, sono state create sedi universitarie municipali, che incrementano notevolmente le opportunità di accesso all’insegnamento universitario, arrivando a raggiungere l’iscrizione di 300.000 studenti.
In questo modo, il 59,8% e il 7,4% della popolazione cubana hanno portato a termine rispettivamente il livello basico o medio superiore, e il livello superiore.
Si mantengono e si perfezionano i risultati dei programmi di sviluppo ulteriore dell’educazione come “l’Università per Tutti”; il “Programma Audiovisivo” per bambini, adolescenti e giovani iscritti nelle scuole del paese; lo sviluppo dei centri di audiovisivi e centri di computer collettivi per gli studenti e per la popolazione in generale; la cospicua formazione di lavoratori sociali e di maestri d’arte per il lavoro nelle scuole e nelle comunità; e di molti altri programmi ancora che consentono di elevare la qualità del processo di insegnamento ed educativo cubani.
I risultati dell’educazione, della cultura, dello sport e della scienza cubana, sarebbero impossibili, se non si fosse potuto contare sull’abnegazione, sulla capacità di sacrificio, sulla creatività e sullo spirito combattivo dei professori, degli artisti, degli sportivi e degli scienziati che giorno per giorno affrontano le difficoltà imposte dal blocco per fare di Cuba un paese con uno sviluppo sociale superiore e una maggiore cultura generale completa.

5. – LA SEZIONE 211 DELLA LEGGE OMNIBUS DI ASSEGNAZIONI PREVENTIVE DEL 1999
Per il sesto anno consecutivo, Cuba denuncia davanti alle Nazioni Unite l’applicazione da parte del Governo degli Stati Uniti della Sezione 211 della Legge Omnibus di Assegnazioni Consolidate Supplementari e di Emergenza che impedisce ai titolari cubani o ai loro successori, e anche alle imprese straniere con interessi a Cuba, il riconoscimento e lo sfruttamento nel territorio degli Stati Uniti, dei loro diritti su marchi o nomi commerciali registrati e protetti a Cuba, vincolati a vecchie proprietà nazionalizzate dal Governo cubano.
Non è ozioso ricordare che questa misura è stata approvata nell’ottobre 1998, dal Congresso statunitense, mediante un processo carente di trasparenza e a beneficio della compagnia Bacardí che, anche se è ubicata fuori degli Stati Uniti, ha importanti interessi commerciali in quel paese, a partire dai quali esercita una considerevole influenza politica con l’obiettivo di mantenere e di rafforzare il blocco imposto contro Cuba.
Non è casuale neanche che la Sezione 211 estenda all’ambito della proprietà intellettuale i dettami della Legge Helms-Burton che come è risaputo è stata promossa anche, tra gli altri, da Bacardí.
L’applicazione della Sezione 211 ha, pertanto, implicazioni molto negative non solo nel campo delle relazioni bilaterali tra Cuba e gli Stati Uniti, ma anche nell’ambito multilaterale.
Nella sfera bilaterale, rafforza il blocco economico, commerciale e finanziario imposto contro Cuba, perché tende a ostacolare lo sviluppo di investimenti stranieri nel paese, associati alla commercializzazione internazionale di prodotti cubani i cui marchi e nomi commerciali godono di prestigio a livello mondiale. Fino all’approvazione della Sezione 211 si era mantenuto, nonostante il blocco, il riconoscimento mutuo dei diritti dei titolari naturali e giuridici di entrambi i paesi nella sfera della proprietà intellettuale.
L’applicazione di questa Sezione da parte di un tribunale di New York ha impedito a una compagnia con interessi cubani e francesi (Havana Club Holding) di ottenere l’esito favorevole della sentenza nella vertenza iniziata nel 1996 – cioè, prima dell’approvazione della Sezione 211 – per risolvere l’usurpazione da parte di Bacardí del diritto all’uso della marchio Havana Club negli Stati Uniti, mediante la commercializzazione fraudolenta in quel paese di un rum con quel nome prodotto fuori da Cuba.
I danni derivati dall’applicazione di questa sezione vanno al di là dei potenziali interessi commerciali degli enti cubani negli Stati Uniti. Cuba denuncia davanti alla comunità internazionale il clima di incertezza e le conseguenze economiche e politiche, con danni concreti per la comunità imprenditoriale nordamericana, e i soci commerciali dell’Isola che la vigenza della Sezione 211 potrebbe causare in modo più immediato.
Ogni giorno è maggiore il numero di enti e compagnie che negli Stati Uniti sono coscienti di questo ed esprimono la loro preoccupazione per il fatto che la Sezione 211 ha troncato la pratica che entrambi i paesi avevano seguito fino al momento dell’approvazione di quella legge.
Nell’assolvere i suoi obblighi internazionali, e nonostante la politica di blocco e di ostilità mantenuta dal Governo degli Stati Uniti, Cuba ha onorato e continua a proteggere i diritti di centinaia di compagnie statunitensi che tuttora mantengono in territorio cubano la registrazione di oltre 5000 marchi, nomi commerciali e brevetti.
In questo contesto, basta ricordare la decisione dell’Organo d’Appello dell’OMC del gennaio 2002 che, su istanza dell’Unione Europea, ha concluso che la Sezione 211 viola gli obblighi del Trattato Nazionale e di Nazione Più Favorita dell’Accordo sugli ADPIC (Aspetti di Proprietà Intellettuale Relazionati con il Commercio), e ha sollecitato gli Stati Uniti ad adeguare detta legge a questi obblighi in un periodo ragionevole di tempo.
Il Governo degli Stati Uniti è obbligato a rispettare quella decisione, e ha concordato con l’Unione Europea diverse proroghe per la sua esecuzione. Il più recente dei termini concordati scade il 31 dicembre 2004, accordato perché quel governo ha usato come giustificazione che stava lavorando con il Congresso per sistemare la legge.
Cuba ha espresso e continuerà a esprimere nelle opportune istanze dell’OMC, in particolare nelle riunioni periodiche del suo Organo di Soluzione delle Differenze, la sua preoccupazione per gli ulteriori termini accordati, sollecitando il Governo statunitense a rispettare la decisione dell’Organo d’Appello e l’abrogazione della Sezione 211, come unica soluzione della disputa.
Cuba insiste che la validità della Sezione 211, che viola i diritti di proprietà intellettuale protetti da convenzioni e accordi internazionali specifici, contribuisce solo al problema della posizione apparente di massimo difensore dei diritti di proprietà intellettuale assunta tradizionalmente dal Governo degli Stati Uniti in seno all’OMC.
La reiterata posticipazione da parte del Governo statunitense del rispetto del verdetto dell’organo di competenza dell’OMC prova, inoltre, la sua mancanza di volontà politica di contribuire all’applicazione dei procedimenti di soluzione di differenze di questa organizzazione, in una congiuntura particolarmente difficile dei negoziati multilaterali.
Il Progetto H.R. 4225, presentato recentemente dal congressista Lamar Smith (R-TX) e co-patrocinato da noti legislatori anticubani, cerca di adattare, mediante cambiamenti inconsistenti, la Sezione 211 alle raccomandazioni dell’Organo di Appello dell’OMC, e di mantenerla in vigore. Questo progetto conta sulla versione corrispondente in Senato (S-2373), presentata dal Senatore Peter Domeneci (R-NM) e co-patrocinata da senatori contrari all’abolizione del blocco a Cuba.
Cuba segue da vicino l’evoluzione di questo progetto legislativo presentato al Congresso degli Stati Uniti.
Nello scorso gennaio l’Ufficio Marchi e Brevetti (PTO) degli Stati Uniti, ha respinto la domanda di Bacardí di cancellare la registrazione del marchio Havana Club concesso dal 1976 alla compagnia cubana CUBAEXPORT, e ratificato dalla sentenza parziale del Tribunale di New York nel 1998. A questa sentenza Bacardí ha presentato ricorso davanti ai tribunali, e questo dimostra l’acceso interesse di quella compagnia ad appropriarsi ingiustamente del marchio e a far prevalere la Sezione 211.

6. – DANNI ALLO SVILUPPO ESTERO DELL’ECONOMIA CUBANA
L’applicazione della politica di blocco economico, commerciale e finanziario da parte degli Stati Uniti contro Cuba continua a incidere, in modo sempre più negativo sullo sviluppo estero dell’economia nazionale che, come è noto, è strutturalmente aperta.
Il commercio estero cubano ha avuto copiose perdite a causa degli arbitrari regolamenti e leggi che articolano detta politica. Solo lo scorso anno, Cuba si è vista obbligata a pagare un sovrapprezzo di 308,4 milioni di dollari per prodotti contrattati a prezzi più elevati di quelli che si sarebbero fissati in condizioni normali, fondamentalmente a causa delle differenze nelle condizioni di finanziamento e dell’inevitabile rincaro del trasporto, dei noli e dell’assicurazione delle operazioni implicati dall’assedio nordamericano al commercio estero dell’Isola.
Ugualmente, nel 2003, sono stati causati importanti danni alle esportazioni cubane per entrate non percepite a causa di esportazioni che, se non fosse esistito il blocco, avrebbero potuto essere realizzate nel mercato statunitense. Queste cifre raggiungono i 457 milioni di dollari.
Tutti i settori dell’economia cubana sono stati colpiti dal blocco nella loro attività commerciale.
Una delle principali industrie cubane, quella del nichel, ha sofferto seri problemi negli ultimi anni. A causa di spese eccessive nella commercializzazione, così come per l’impossibilità di acquistare materie prime e materiali di mantenimento negli Stati Uniti, e per gli elevati noli di trasporto, sono state effettuate maggiori spese nell’ordine di 13,5 milioni di dollari.
Se non esistesse il blocco e considerando che Cuba, per la sua vicinanza, costituirebbe un esportatore naturale di nichel e cobalto verso il mercato nordamericano, si potrebbero esportare approssimativamente 35.000 tonnellate all’anno, il 50% della produzione attuale di nichel dell’Isola che rappresenta più di 450 milioni di dollari ai prezzi del momento. Questa cifra rappresenta a sua volta, il 25% dell’importazione media di nichel primario degli Stati Uniti negli ultimi cinque anni.
Per quanto riguarda il cobalto, Cuba potrebbe vendere negli Stati Uniti il 50% della sua produzione attuale, circa 2.000 tonnellate annuali, che equivarrebbero a oltre 75 milioni di dollari ai prezzi attuali. Questa cifra rappresenta il 23% della media delle importazioni di cobalto di quel paese negli ultimi cinque anni.
Un altro dei settori chiave per il paese e per il suo sviluppo turistico è l’aviazione civile, sfera che ha sofferto importanti inconvenienti nel periodo, di poco superiori ai 163 milioni di dollari.
Da e verso Cuba operano, sistematicamente, con più di 60 viaggi settimanali, varie linee aeree statunitensi, con voli charter, come United Airlines, Continental, Delta, Miami Air, American Eagles, Gulf Stream, Falcon Air, North American, e altre. Volano da Miami, Los Angeles e New York, e lo Stato cubano offre loro tutte le agevolazioni per le operazioni nel trasporto di passeggeri.
Ciò nonostante, il Governo degli Stati Uniti non autorizza le linee aeree cubane a operare verso il suo territorio, sulla base della sezione 515.201 (a) di “Cuban Assets Control Regulation”, 31 C.F.R. Parte 515, dove si stabilisce che senza licenza specifica, un’aeronave di Cubana de Aviación che atterri a Miami potrebbe costituire un comportamento proibito e l’aereo potrebbe essere sequestrato.
D’altra parte, non risulta possibile accedere a nessun tipo di tecnologia aeronautica che sia stata sviluppata dagli Stati Uniti, tra cui si trovano quelle che riguardano le comunicazioni, la navigazione e la vigilanza, come i sistemi per aeroporti, compresi i mezzi contro incendi e recuperi. Questa situazione obbliga il paese a dirigere i suoi sforzi verso altri mercati, con il conseguente rincaro dei costi fino al 15% per il trasporto, le penalità per il rischio Cuba e l’esigenza di garanzie e finanziamenti a breve termine con alti interessi.
Una nuova dimostrazione della mancanza di impegno dell’attuale amministrazione statunitense nella lotta contro il terrorismo, e la sua doppia morale in questo campo, si basa sul fatto che le linee aeree cubane non hanno potuto acquistare in mercati terzi i pezzi di ricambio per i rivelatori di esplosivi modello 97 HS, usati dal personale di sicurezza nei voli. Fino a quando la compagnia che vendeva questo prodotto, Ion Track Instruments, era di nazionalità britannica, Cuba non ha avuto difficoltà per acquistarlo ma, quando è stata comprata da una compagnia statunitense ha cessato le vendite a causa delle misure del blocco.
In questo modo, il blocco economico, commerciale e finanziario degli Stati Uniti contro Cuba viola i principi raccolti nel Preambolo della Convenzione di Chicago, la quale asserisce che “l’aviazione civile internazionale possa svilupparsi in modo sicuro e ordinato e che i servizi internazionali di trasporto aereo possano essere stabiliti su una base di uguali opportunità ed essere realizzati in modo sano ed economico”.
Ugualmente, viola quanto stabilito nelle norme e precetti della Convenzione di Chicago e in particolare quanto riferito nel suo Articolo 44, incisi a), c), d), f), g), h), ed i) che stabilisce tra i fini e gli obiettivi dell’OACI, quelli di incoraggiare lo svolgimento del trasporto aereo internazionale, di soddisfare le necessità dei popoli del mondo a questo riguardo, di assicurare che si rispettino pienamente i diritti degli Stati Contraenti e che si eviti la discriminazione tra essi, e di promuovere in generale lo sviluppo dell’aeronautica civile internazionale in tutti i suoi aspetti.
Le restrizioni imposte dalla Legge Torricelli sono state uno dei principali impedimenti al commercio estero cubano e hanno causato seri danni alle imprese cubane.
Di fronte alla proibizione alle navi che tocchino un porto cubano, di attraccare nelle rade statunitensi per un periodo di sei mesi, gran parte dei possibili concorrenti si astengono dal trasportare carichi a Cuba, poiché la maggioranza di loro è interessata a avere ancora l’accesso al mercato degli Stati Uniti. Per questo motivo si sono registrate perdite di oltre 53,6 milioni di dollari.
Di conseguenza, gli armatori che sono disposti a entrare a Cuba sono quelli che possiedono navi sfruttate da più di 15 o 20 anni e che non hanno assolutamente i requisiti per entrare nei porti degli Stati Uniti. Questo aumenta il rischio di incidenti e avarie dei carichi, che si riflette nell’innalzamento delle tariffe dei noli, e dei costi delle assicurazioni, sempre che queste navi non vengano meno ai regolamenti stabiliti per il trasporto marittimo.
Esempio di questi danni sono i 648.000 dollari di spese in eccesso che Cuba ha dovuto effettuare per pagamenti di noli superiori a quelli del mercato internazionale, per il trasporto di ammoniaca, poiché le navi che trasportano questo tipo di prodotto chimico sono molto scarse e in maggioranza destinate al mercato statunitense.
Ugualmente, durante gli ultimi anni, importanti imprese internazionali si sono mostrate interessate a lavorare insieme all’impresa cubana ASPORT nello sviluppo delle infrastrutture portuali di almeno due dei porti più importanti del paese, con l’obiettivo di realizzare operazioni di trasporto di container verso i principali mercati della regione. Questi progetti richiedono un investimento tra 100 e 200 milioni di dollari. A causa del blocco, e in particolare per i divieti della Legge Torricelli, queste compagnie internazionali hanno rimandato la loro attuazione fino a che non cambino tali restrizioni.
Si osservano gli effetti del blocco anche nel settore del trasporto, con impatto negativo direttamente sulla popolazione. L’EIGT, un ente importatore del Ministero del Trasporto di Cuba, alla fine di febbraio 2004, ha contattato via posta elettronica la divisione trasporti della compagnia nordamericana General Electric. L’EIGT era, fondamentalmente, interessato ad acquistare locomotive e loro parti e pezzi di ricambio, per risanare il deteriorato parco locomotori cubano che svolge un ruolo fondamentale sia nella comunicazione economica dell’Isola che nel trasporto della maggioranza della popolazione da una provincia a un’altra.
Tale commercio non ha potuto concretizzarsi perché la Generale Electric ha risposto che “In seguito a ulteriori ricerche, abbiamo saputo che ci è attualmente proibito commerciare con compagnie a Cuba”.
Anche nel settore delle costruzioni si sono avute importanti danni. Le sole imprese importatrici del Ministero della Costruzione hanno patito danni dell’ordine di 11,6 milioni di dollari, nel periodo tra maggio e dicembre del 2003, a causa di prezzi, trasporto e spese finanziarie, e questo si ripercuote negativamente sulle attività di costruzione che si portano avanti nel paese.
Se teniamo conto che la costruzione di un’abitazione decorosa ha un costo di circa 8.000 dollari, con il solo utilizzo di queste risorse si sarebbero potute costruire più di 1400 abitazioni, il che contribuirebbe allo sforzo del paese per risolvere il problema della casa.
A causa dell’applicazione rigorosa e sostenuta del blocco, le imprese cubane hanno praticamente desistito dal cercare fornitori nordamericani per la negoziazione dei prodotti da importare. Tuttavia, in condizioni particolari di emergenza, e dopo la conferma che sono determinate imprese nordamericane che possiedono il bene richiesto per la qualità e il prezzo che offrono, sono stati realizzati alcuni tentativi di effettuare commerci con quelle imprese. È stato il caso dell’impresa cubana di costruzioni CONSTRUIMPORT.
Nel marzo 2003, CONSTRUIMPORT, che aveva urgenza di importare macchinari per far fronte allo sviluppo degli investimenti nel campo delle costruzioni nell’Isola, aveva inviato un fax al direttore della compagnia nordamericana Caterpillar chiedendole le quotazioni delle apparecchiature che doveva acquistare. La risposta del Direttore Regionale di Caterpillar Américas Services Co., ha indicato che “in quanto compagnia degli USA, Caterpillar è soggetta alla giurisdizione della legge nordamericana e ha la proibizione di vendere i suoi prodotti a/o per il loro uso a Cuba”.
Come se questo non bastasse, aggiunge “In sovrappiù la legge degli USA proibisce anche ai distributori di Caterpillar di effettuare tali vendite e essi sono stati informati di non effettuarle”.
Quello delle telecomunicazioni è un altro dei principali settori colpiti dalla politica del blocco. Un esempio illuminante è quello dei danni patiti dall’Impresa di Telecomunicazioni di Cuba (ETECSA) che raggiungono i 22,22 milioni di dollari negli ultimi dodici mesi.
La proibizione di trattare direttamente con imprese statunitensi o che abbiano qualche investitore di quel paese, impedisce a Cuba di utilizzare i servizi di telecomunicazioni che esse forniscono. Tali sono stati i casi di PANAMSAT, provider satellitari di proprietà nordamericana, con i quali non possiamo fare contratti, così come le difficoltà per la realizzazione di un accordo commerciale con SATMEX, impresa messicana a partecipazione statunitense. Se si fossero potuti concludere contratti con questi fornitori, i costi per i servizi internazionali di telecomunicazioni di Cuba sarebbero molto minori.
Allo stesso modo, persistono le difficoltà per l’approvvigionamento di strumenti e software da parte delle imprese con le quali si sono già contrattati i servizi. Nel caso del servizio di Internet, ogni volta che è stato necessario effettuare un aggiornamento/miglioramento (upgrade) delle capacità contrattate, si sono riscontrate difficoltà o è stato impossibile che le apparecchiature delle quali si aveva bisogno arrivassero a Cuba.
Con il software succede la stessa cosa, perché non si possono ottenere le licenze d’uso, e questo impedisce che le nostre imprese possano offrire nuovi e migliori servizi. Nelle Guide dell’Utente dei prodotti di Microsoft, così come in qualunque licenza d’uso degli stessi e di tutte le compagnie di prestigio che sviluppano software (Borland, Adobe, etc.), esiste una clausola che segnala che non si potrà scaricare, esportare o riesportare a Cuba, né il Software né la Documentazione e le informazioni o tecnologie sottostanti.
Limitando l’accesso del popolo cubano all’informazione, alla conoscenza e al commercio di questi beni e servizi, il Governo nordamericano viola, anche in questo caso, gli accordi raggiunti dalla comunità internazionale e, in particolare, lo spirito e la lettera della recente Dichiarazione dei Principi del Vertice della Società dell’Informazione, il cui paragrafo 46 “sollecita energicamente gli Stati affinché, creando la società dell’informazione, adottino misure per evitare che venga ostacolato il pieno conseguimento dello sviluppo economico e sociale della popolazione dei paesi interessati e per evitare che siano contrarie al benessere dei propri cittadini, e si astengano dall’adottare misure unilaterali non conformi alla legislazione internazionale e alla Lettera delle Nazioni Unite”.
Le compagnie con negoziazioni nel settore del petrolio affrontano grandi difficoltà nell’acquisto di beni e servizi che servono loro per operare. L’impossibilità di ottenerli negli Stati Uniti e l’aumento dei costi per doverlo fare in altri mercati con elevati noli e commissioni agli intermediari, hanno rappresentato per l’impresa Cuba-Petróleo un danno totale di 11 milioni di dollari.
Allo stesso modo, in chiara limitazione al processo di investimento, le compagnie straniere che hanno contratti petroliferi con Cuba devono pagare mediamente il 25% in più del costo normale dei prodotti e servizi che trattano per le proprie operazioni con Cuba. Questa situazione nel 2003 ha causato pagamenti più elevati che raggiungono i 29,8 milioni di dollari.
A causa della proibizione di esportare zucchero cubano nel mercato nordamericano, concretizzata nell’impossibilità di partecipare alla quota di importazione degli Stati Uniti e nel mancato accesso a questo mercato, si calcola che nella campagna 2002-2003 si sarebbero potute esportare in questo paese 603.600 tonnellate metriche di zucchero cubano, sotto quota e fuori da essa, il che si traduce nella perdita di 196,25 milioni di dollari. Alla proibizione di accedere al mercato statunitense si somma l’effetto di non avere accesso diretto alla Borsa di New York, dove hanno luogo le contrattazioni internazionali dello zucchero crudo.
D’altra parte, restano in vigore le severe restrizioni alle vendite di alimenti e di medicine a Cuba (nota17).
Quanto esposto in questa sezione conferma il dannoso impatto che l’applicazione della politica di blocco ha sull’economia dell’Isola, e permette di avere visione delle difficoltà, delle limitazioni e dei sacrifici che il popolo cubano ha dovuto affrontare per più di 45 anni. L’importo totale dei danni evidenziati nei paragrafi precedenti evidenzia solo una piccola parte dei danni reali che questi settori affrontano giorno per giorno.

7. – DANNI AD ALTRI SETTORI DELL’ECONOMIA NAZIONALE
Al repertorio di perdite che Cuba accumula a causa dei danni prodotti dal blocco economico, commerciale e finanziario imposto dagli Stati Uniti, si aggiungono ogni anno nuovi e innumerevoli esempi.
Alcuni di essi vengono riferiti qui di seguito:
Il monopolio degli Stati Uniti nella fabbricazione di aerei commerciali e di componenti, di pezzi di ricambio e di tecnologia per la fabbricazione e la manutenzione degli stessi, rende proibitivo il loro acquisto da parte delle linee aeree cubane. Questa situazione ha portato come conseguenza l’affitto di aeronavi in condizioni anormali e sfavorevoli, prodotte anch’esse dalle pressioni del blocco. Quanto sopra non è conforme alla pratica comune in questo settore, poiché Cuba si vede obbligata a utilizzare operatori intermediari, è ciò aumenta i costi rispetto ai parametri internazionali, e implica il rincaro dei servizi commerciali prestati, ponendo i vettori aerei cubani in netto svantaggio competitivo.
Per questi motivi, gli affitti di Cubana de Aviación per aeronavi del tipo Airbus-320 ha avuto un costo di oltre 9,2 milioni di dollari. Per lo stesso tipo di affitto, il costo per la linea aerea di un altro paese sarebbe stato 7,1 milioni di dollari. Questo ha rappresentato una spesa supplementare di oltre 2,1 milioni di dollari.
Allo stesso modo, l’affitto dell’aereo tipo Airbus-330 è costato più di 15,4 milioni di dollari. Per lo stesso tipo di affitto, il costo per una linea aerea di un altro paese sarebbe stato di 12 milioni di dollari. La spesa aggiuntiva per Cubana de Aviación è stata, quindi, di oltre 3,3 milioni di dollari.
D’altra parte, a causa della proibizione ai cittadini statunitensi di visitare Cuba, le linee aeree cubane e statunitensi, si sono viste impossibilitate a servire questo tipo di traffico. Nel periodo a cui si riferisce questa informazione, le entrate non percepite a causa di questo divieto e, in conseguenza, la mancata prestazione di servizi aeroportuali e altri, come la riscossione delle imposte aeroportuali che versano passeggeri, ammontano a 143,5 milioni di dollari.
Dei 49 milioni di turisti statunitensi che hanno visitato i Caraibi negli ultimi cinque anni, almeno 7,4 milioni avrebbero visitato Cuba se non fossero esistite le proibizioni di viaggi e le forti restrizioni di voli per l’Isola. Nonostante le seccature e gli intoppi che il viaggiare a Cuba dagli Stati Uniti comporta, sono riusciti ad arrivare a Cuba 900.000 viaggiatori, tra statunitensi e residenti di origine cubana in quel paese. Cioè, secondo questa stima, hanno rinunciato a visitare Cuba circa 6,5 milioni di turisti, e questo ha implicato diminuzioni delle entrate per turismo equivalenti a 4.225 milioni di dollari.
Per la soppressione delle autorizzazioni per viaggiare a Cuba mediante gli scambi “da popolo a popolo”, l’agenzia di viaggi San Cristóbal, che appartiene alla compagnia cubana Habaguanex, ha riferito che tra il 2003 e il primo trimestre del 2004 sono stati cancellati più di 30 gruppi che non avevano ottenuto l’autorizzazione del Dipartimento del Tesoro. Habaguanex calcola che i mancati introiti riferiti a quel periodo di tempo ammontino a circa 1,9 milioni di dollari.
L’impossibilità di utilizzare il dollaro statunitense in transazioni commerciali con paesi terzi, insieme alla proibizione di relazioni interbancarie tra Cuba e gli Stati Uniti, impedisce che si realizzino trasferimenti finanziari diretti con il conseguente effetto delle fluttuazioni dei tassi di cambio, colpendo gravemente l’economia cubana.
Allo stesso modo, queste restrizioni si riflettono sulle difficoltà in cui le imprese cubane si imbattono per ottenere crediti finanziari, e sulle alte quote di interesse che devono pagare per questi quando vengono concessi, a causa del rischio che lo stabilire commerci con Cuba implica per le compagnie di paesi terzi. Per questa causa si registrarono danni per un valore di 121,7 milioni di dollari.
Come effetto della proibizione dell’uso del dollaro statunitense, le banche commerciali cubane hanno avuto danni nelle loro operazioni in conseguenza delle fluttuazioni monetarie. Ad esempio, per questo motivo, la Banca Internazionale di Commercio S. A. (BICSA) ha subito, in quel periodo, perdite dell’ordine dei 4,2 milioni di dollari.
I principali fabbricanti di piombo, tanto puro come in lega, sono compagnie nordamericane, sia dentro gli Stati Uniti che fuori di essi in qualità di multinazionali. Questi grandi fabbricanti e raffinatori di piombo, nonostante offrano i prezzi più competitivi del mercato, a causa delle leggi del blocco sono fornitori proibiti per l’industria cubana che fabbrica accumulatori.
Questa materia prima, che raggiunge tra il 65 e il 70% nella fabbricazione di un accumulatore, deve essere importata dall’Europa e dal Sud-America dove una tonnellata costa mediamente cento dollari di più. Tenendo conto che l’impresa cubana di fabbricazione di accumulatori consuma annualmente 1.700 tonnellate di piombo in lega e circa 1.600 di piombo puro, per un totale di 3.300 tonnellate, questa impresa effettua spese in eccesso di circa 330.000 dollari all’anno.
La resina di polistirolo, la cui acquisizione risulta molto costosa a causa del blocco, è una fornitura indispensabile per l’industria meccanico-siderurgica. Questa resina, comprata in Messico costa 1.250 dollari la tonnellata, e si trasporta in un contenitore da 16 tonnellate di capacità. L’industria cubana deve importare annualmente 12 contenitori. Se questo prodotto si potesse comprare direttamente negli Stati Uniti, si arriverebbe a risparmiare 300 dollari per tonnellata, e 4.800 dollari per contenitore.
Durante il 2003, a causa dell’impossibilità di comprare negli Stati Uniti materie prime e altri prodotti vitali per l’industria meccanico-siderurgica, quali acciai, isocianati, pitture, elevatori e pezzi di ricambio per queste apparecchiature, materiali di impermeabilizzazione, isolanti per elettrodi, piastrelle di ceramica, materiale elettrico, eccetera, si è dovuto soddisfare queste necessità attraverso paesi terzi, con una perdita di 787.500 dollari per il rincaro dei prezzi. Inoltre, i costi di nolo marittimo e aereo dall’Europa e dall’Asia per l’importazione di questi prodotti sono aumentati di 142.600 dollari.
L’evoluzione delle scienze a Cuba, benché considerata dinamica per una nazione in via di sviluppo, è stata molto limitata dagli ostacoli di enti stranieri con capitale nordamericano, o dall’influenza diretta del Governo degli Stati Uniti. La politica di blocco ha ostacolato lo sviluppo del capitale umano e delle tecnologie dell’informazione, l’acquisizione di attrezzature e di risorse materiali necessarie per le ricerche scientifiche, il trasferimento e lo sviluppo di tecnologie, e la commercializzazione di prodotti cubani e altre negoziazioni.
Solo negli ultimi otto anni, le misure del blocco hanno causato al settore della Scienza, della Tecnologia e dell’ecosistema, perdite di più di 1.390 milioni di dollari.
L’acquisto di licenze di software, i loro aggiornamenti, la letteratura tecnico-scientifica e il trasferimento tecnologico, bisogna ottenerli attraverso paesi terzi poiché esistono regolamenti che limitano il loro ingresso diretto a Cuba, il che incrementa i prezzi e ritarda il loro acquisto. Un esempio di ciò è che non è possibile comprare la licenza di Macromedia Director per lavorare perché questa azienda ha una clausola esplicita che proibisce la loro vendita a Cuba. Queste limitazioni sono tanto per il software, come per i corsi o qualunque altra facilitazione offerta da Macromedia.
L’Istituto di Informazione Scientifica e Tecnologica (IDICT) si è visto impossibilitato ad acquistare in modo diretto la letteratura tecnico-scientifica e altri documenti di diverse istituzioni scientifiche degli Stati Uniti che siano aggiornati e rilevanti per il supporto informativo dei programmi nazionali tecnico-scientifici e, in generale, delle principali linee di ricerca e di sviluppo del paese.
L’acquisto di questa letteratura è diventato enormemente caro perché, avendo dovuto essere effettuato tramite aziende europee con filiali in territorio nordamericano, i costi dei noli aerei aumentano del 15% il prezzo netto. Ugualmente, l’IDICT ha perso abbonamenti a riviste che riceveva per versamenti di istituzioni omologhe che, pressate dal Governo nordamericano, si sono viste obbligate a rompere le relazioni con questa Istituzione.
L’Agenzia per l’Energia Nucleare e le Tecnologie Avanzate non ha potuto comprare due custodie per gli apparecchi tipo FARMER destinate al Laboratorio Secondario di Calibrazione Dosimetrica (LSCD) del Centro di Protezione e Igiene delle Radiazioni (CPHR) che li utilizza per la calibrazione dei sistemi dosimetrici usati nei controlli di qualità dei fasci esterni di fotoni ed elettroni per i trattamenti dei pazienti oncologici del sistema nazionale di salute cubano. Questi controlli fanno parte dei programmi di garanzia e assicurazione di qualità e hanno la finalità di contribuire a elevare l’efficacia di questi trattamenti e di migliorare la qualità della vita ai pazienti affetti da cancro.
A Cuba le leggi del blocco impediscono l’accesso al finanziamento degli organismi multilaterali e regionali di sviluppo. In particolare, nell’anno 2003, la Banca Interamericana di Sviluppo ha erogato un importo record di 8.900 milioni di dollari per programmi di sviluppo, catalogando sé stessa come principale fonte di finanziamento multilaterale di sviluppo per la regione per il decimo anno consecutivo. Se si prendesse come riferimento quell’importo, e si supponesse che Cuba avesse ricevuto una cifra uguale a quella del paese che ha ricevuto di meno (Belize), Cuba avrebbe incassato 6,7 milioni di dollari. Se si fosse ottenuto l’equivalente dell’1% di quel pagamento, il beneficio sarebbe stato di 89 milioni, il che avrebbe garantito l’esecuzione di importanti opere sociali e di infrastruttura nel paese, come la ristrutturazione strutturale e tecnologica di numerose strutture di salute pubblica, solo per citare un caso.
Un esempio di questo è che nell’attività di costruzione di strade è molto comune l’uso di questa modalità di crediti “elastici”. Questo è il caso della Repubblica della Bolivia, dove nel dicembre del 2003 è stato sviluppato un programma di costruzione di 886 chilometri di strade, una distanza simile a quella che esiste tra la Ciudad de La Habana e Santiago de Cuba, che è stato finanziato mediante un credito della Banca Mondiale e del Fondo di Cooperazione Andina con circa 558,3 milioni di dollari. Con un credito come quello concesso alla Repubblica della Bolivia, si potrebbero finanziare i componenti in valuta estera necessari per finire l’Autostrada Nazionale e affrontare con il finanziamento restante la riparazione della rete di strade di Ciudad de La Habana, la riparazione e il mantenimento della pavimentazione dei tratti esistenti dell’Autostrada Nazionale, della Carretera Central, dei Circuiti Nord e Sud, e altri. Con queste risorse si finanzierebbe la parte in valuta per la realizzazione di queste opere, oltre alla conservazione dei tunnel della Bahía, della Línea e della Quinta Avenida.
I danni causati dal blocco al Ministero del Trasporto tra maggio 2003 e aprile 2004, sono stati dell’ordine di 143,23 milioni di dollari.
Nei contratti per i marinai, ci sono danni tanto sulle navi da carico, come sulle navi da crociera che toccano porti degli Stati Uniti, che sono quelle che richiedono più equipaggio. In quasi tutte le navi da crociera c’è un marinaio ogni due passeggeri. Per questo motivo è stata persa una considerevole quantità di posti di lavoro. Le entrate non riscosse nel periodo di cui si parla, tenendo conto della disponibilità potenziale di forza lavoro qualificata e pronta per essere arruolata, secondo i salari standard internazionali, ammontano a 9,7 milioni di dollari annuali.
Le navi da crociera che operano avendo come “Porto Madre” la Florida (Miami, Fort Lauderdale, Cape Canaveral e Tampa) non includono porti cubani nelle loro rotte settimanali, a causa delle restrizioni del blocco e specialmente delle proibizioni imposte dalla Legge Torricelli.
Le imprese cubane che operavano con navi da crociera nel periodo in esame, avrebbero potuto ricevere 625 arrivi in più di navi, calcolando circa 12 navi da crociera settimanali e 500.000 passeggeri, il che rappresenta entrate non percepite equivalenti a 918.800 dollari per tassa d’ormeggio e a 7,5 milioni di dollari per Pax Fee, calcolando 15 dollari per pax.
Nel caso della produzione e dell’esportazione di sigari e sigarette, gli Stati Uniti costituiscono per Cuba un mercato importante e naturale agli effetti degli acquisti di tabacco, tanto confezionato come in foglia, per la loro industria del tabacco.
Tenendo conto che nel decennio dal 1949 al 1958, il 35% delle esportazioni di tabacco cubano (in valori) era destinato al mercato nordamericano, e supponendo che Cuba avesse mantenuto quel livello di esportazione, i danni relativi ai sigari si calcolano superiori a 106 milioni di dollari annuali.
Nel caso del tabacco in foglia, i danni imputabili alla mancata presenza sul mercato nordamericano, si stimano nell’ordine dei 12 milioni di dollari all’anno.
Gli effetti del blocco nordamericano sulle negoziazioni nella sfera delle assicurazioni si collocano fondamentalmente nel processo di contrattazione o di acquisto delle coperture di riassicurazione per le polizze di assicurazioni cubane. Il predominio del capitale statunitense nel mercato dell’assicurazione si è incrementato negli ultimi anni in conseguenza dei processi di fusione e acquisizione di imprese di riassicurazioni europee da parte di compagnie degli Stati Uniti.
L’impossibilità di acquistare coperture di riassicurazioni sul mercato nordamericano o da imprese di paesi terzi, ma che hanno interessi nordamericani, obbliga le imprese di assicurazioni cubane ad accedere esclusivamente al mercato europeo. Questo causa ritardi nell’esecuzione delle operazioni di assicurazione e riassicurazione, restrizioni del mercato, nonché l’elevato incremento dei costi per il cosiddetto “Rischio Cuba”.
In momenti in cui il paese affronta una situazione di grave siccità, fondamentalmente nella sua regione orientale, gli effetti del blocco sull’Istituto Nazionale di Risorse Idriche incidono in maniera diretta sulla popolazione. Basterebbe solo menzionare il caso delle macchine perforatrici di pozzi di marca Zahorí, necessarie per alleviare la situazione della provvista di acqua nelle zone più colpite dalla siccità. I compressori e i motori di queste macchine sono di provenienza nordamericana, e non potendosi acquistare i loro pezzi di ricambio, il paese si è visto obbligato a bloccarli, con il conseguente effetto sulla popolazione di queste zone.

CONCLUSIONI
L’Amministrazione del Presidente George W. Bush ha elevato a livelli senza precedenti l’ostilità della politica del blocco contro il popolo di Cuba, come parte della sua superbia imperiale che senza nessun pudore viola i principi basilari del Diritto Internazionale, il multilateralismo e la volontà espressa in maniera reiterata e quasi unanime dalla comunità internazionale, in successive risoluzioni approvate dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite.
L’applicazione del blocco del Governo degli Stati Uniti contro Cuba, viola direttamente i diritti umani basilari e le libertà fondamentali del popolo cubano, dei cubani residenti negli Stati Uniti e dello stesso popolo nordamericano.
Nonostante il deciso rifiuto che il carattere e l’applicazione extraterritoriale del blocco hanno provocato nella comunità internazionale e in contrapposizione all’accanita difesa del neoliberismo economico e commerciale attuata dal Governo degli Stati Uniti, le autorità statunitensi insistono, con minacce e persecuzioni, nell’ostacolare le relazioni di Cuba con paesi terzi.
Cuba non vacillerà nella difesa della sua indipendenza, e sa che con la sua resistenza contribuisce alla lotta di molti popoli del mondo per una vita più degna, e per il diritto allo sviluppo in condizioni più giuste e sostenibili. Non rinuncerà neanche alla possibilità di avere relazioni fluide e di rispetto con il popolo nordamericano.
Il popolo cubano confida che la comunità internazionale, in momenti in cui il Governo statunitense, in modo irresponsabile, minaccia il suo diritto alla vita, allo sviluppo, alla pace e alla libera determinazione, si pronuncerà fermamente e chiaramente a favore della fine del blocco economico, commerciale e finanziario che gli è stato imposto.

NOTE
Vedere la tabella che contiene una selezione per settori dei danni e degli impedimenti causati all’economia cubana dal blocco degli USA (Raccolta fino al 2003).
Danni all’economia cubana causati dal blocco statunitense (fino al 2003, in milioni di dollari)

Mancati guadagni per esportazioni e servizi 33 225,4
Perdite per riposizionamento geografico del commercio 18 049,7
Danni alla produzione e ai servizi   2 847,5
Blocchi tecnologici   8 265,4
Danni ai servizi alla popolazione   1 546,3
Danni monetari e finanziari   8 348,5
Incitazione all’emigrazione e flusso di cervelli   4 042,4
TOTALE 79 325,2
  1. Uno studio realizzato dal Centro di Ricerche dell’Economia Internazionale (CIEI) e dal Centro di Studio dell’Economia Cubana (CEEC), per fissare il grado approssimativo degli investimenti diretti nordamericani non realizzati a Cuba durante il periodo compreso tra il 1990 e il 2002, ha concluso che, in una prima fase da tre a cinque anni, gli investimenti sarebbero stati minimo di 100 milioni di dollari per anno, arrivando a raggiungere la quota superiore di 400 milioni di dollari per anno. La ricerca prende in considerazione il valore degli investimenti nordamericani a Cuba alla fine degli anni ´50 e il flusso di investimenti diretti degli Stati Uniti verso paesi dei Caraibi (Repubblica Dominicana e Costa Rica) che potrebbero servire da riferimenti comparativi per l’economia cubana. Questo importo ha quasi lo stesso valore di quello investito nell’economia cubana da altri paesi a partire dal 1990 e che ha permesso lo sviluppo di aree e settori importanti come quelli del nichel, del petrolio, del turismo e delle telecomunicazioni, tra gli altri. Da parte sua, una relazione realizzata dalla Commissione di Commercio degli USA nel 2001, contiene una stima dei flussi netti che accederebbero all’economia cubana “in assenza di sanzioni degli USA”. Nonostante abbia sottostimato il mercato cubano, questa commissione ha fissato l’importo annuale del flusso di investimenti diretti dagli Stati Uniti a Cuba tra 20 e 40 milioni di dollari annuali. Sempre su quella base, il flusso di investimenti non realizzati in un periodo di dieci anni, raggiungerebbe tra 200 e 400 milioni di dollari.
    La Risoluzione 57/227 è stata adottata dall’Assemblea Generale con l’opposizione di soli tre governi, tra essi quello degli Stati Uniti, presunto campione della libertà e di diritti umani.
    Studi realizzati da The Brattle Group, con sede a Washington D.C., a metà del 2002, hanno concluso che se si togliessero le restrizioni dei viaggi per Cuba, per l’Isola viaggerebbero annualmente 2,8 milioni di nordamericani. Il documento, intitolato “The impact on the U.S. economy of lifting restrictions on travel to Cuba”, analizza anche il beneficio economico che riceverebbero le linee aeree, le agenzie di viaggio e i touroperators nordamericani se fossero abolite le suddette proibizioni.
    Una valutazione ottimistica che considera una diminuzione solo della metà del numero di viaggiatori rispetto all’anno 2003, cioè 42.000 viaggiatori in meno, con un soggiorno medio di cinque giorni e una spesa media pro capite di 130 dollari per viaggiatore, conclude che per questo motivo si incasserebbero 27 milioni di dollari in meno. Prevedendo una riduzione fino al 70% degli arrivi nel 2004, il danno economico ammonterebbe a 38 milioni di dollari.
    La Risoluzione 57/227 dell’Assemblea Generale dell’ONU ha esortato “tutti gli Stati a permettere, in conformità della legislazione internazionale, il movimento senza restrizioni degli invii finanziari che i cittadini di altri paesi che risiedono nel loro territorio inviino ai propri parenti nel paese d’origine”, e allo stesso modo, li ha esortati ad “astenersi dal promulgare disposizioni legislative concepite come misure coercitive che stabiliscano un trattamento discriminatorio contro emigranti legali, si tratti di individui o di gruppi, a discapito della riunificazione delle famiglie e del diritto di inviare rimesse ai propri parenti nel paese d’origine, o che deroghino a quelle che sono vigenti”.
    Attualmente Cuba decentra i servizi di complessità intermedia, per elevare la probabilità di sopravvivenza nel caso dovesse prodursi un incidente di salute, e per garantire un maggiore accesso e benessere alla comunità. Gli ospedali, tra poco, potranno dedicarsi alla soluzione dei problemi di salute più complicati, che richiedano un particolare trattamento con l’impiego di risorse, attrezzature e mezzi tecnici costosi adeguati a questo compito. Nel perfezionamento del Programma Nazionale di Salute, si include anche il consolidamento delle istituzioni di ricerca in questa materia, così come nuove linee, specialmente quelle che riguardano i progetti attinenti alla prevenzione delle malattie per via genetica. La Relazione di Sviluppo Umano del PNUD dell’anno 2003, dedicata al raggiungimento delle mete di sviluppo del Millennio, situa Cuba al posto 52 dell’Indice di Sviluppo Umano, al di sopra di paesi della regione con un maggiore sviluppo economico relativo. Cuba ha oggi il numero più alto di medici per abitante del mondo (un medico ogni 168 abitanti), e una delle popolazioni più sane del continente. Secondo il Laboratorio Latino Americano per la Valutazione e la Qualità dell’Educazione dell’Unesco, gli studenti cubani in prove nazionali comparative superano il resto degli studenti del continente, nella padronanza di lingue,della matematica e della fisica.
    A Cuba praticamente il cento per cento dei bambini e delle bambine sono immunizzati con dieci vaccini, somministrati gratuitamente, che offrono loro protezione contro 13 malattie: poliomielite, difterite, tetano, pertosse, tubercolosi, febbre tifoidea, morbillo, rosolia, parotite, meningite B e C, epatite virale B. Recentemente i nostri scienziati hanno ottenuto un vaccino contro l’Haemophilus influenzae. Sette di quei dieci vaccini, grazie allo sviluppo raggiunto dall’industria biotecnologica e farmaceutica, si producono nel paese e alcuni di essi, come gli antimeningococcici gruppi B-C e l’antiHaemophilus influenzae, costituiscono apporti cubani alla scienza mondiale.
    La Corte Suprema di Giustizia degli Stati Uniti, in data 28 giugno 2004, ha emesso un verdetto che riconosce la sovranità di Cuba sul proprio territori.
    Relazione del Segretario Generale “Necessità di mettere fine al blocco economico, commerciale e finanziario imposto dagli Stati Uniti d’America contro Cuba”, A/58/287, 18 agosto 2003.
    Dipartimento di Stato: Foreign Relations of United States, volume X, 1997, pp. 645-646.
    Relazione del Segretario Generale: “Necessità di mettere fine al blocco economico, commerciale e finanziario imposto dagli Stati Uniti d’America contro Cuba”, A/57/264, 26 luglio 2002.
    Relazione del Segretario Generale: “Necessità di mettere fine al blocco economico, commerciale e finanziario imposto dagli Stati Uniti d’America contro Cuba”, A/58/287, 18 agosto 2003.
    Relazione del Segretario Generale: “Necessità di mettere fine al blocco economico, commerciale e finanziario imposto dagli Stati Uniti d’America contro Cuba”, A/58/287, 18 agosto 2003.
    Sistema di classificazione bibliografica utilizzato da più di 200.000 biblioteche di tutto il mondo e che offre un metodo logico per organizzare ogni componente della collezione di una biblioteca.
    Organizzazione nordamericana con sede a New York che ha aiutato la preservazione di più di 430 opere del patrimonio mondiale in 83 paesi.
    Vedere la Relazione del Segretario Generale: “Necessità di mettere fine al blocco economico, commerciale e finanziario imposto dagli Stati Uniti d’America contro Cuba”, A/58/287, 18 agosto 2003, pagine da 22 a 27.